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lo scontro

Salvini: "Sul Ponte inchiesta preventiva con presunzione di colpevolezza"

Santillo (M5S): "L'allarme di Gratteri sullo Stretto devastante, si spendano risorse per opere prioritarie"

16 Giugno 2026, 13:01

13:10

Ponte sullo Stretto

Ponte sullo Stretto

Dopo lo scandalo e l'inchiesta sul Ponte dello Stretto di Messina, il vicepremier Matteo Salvini torna sull'argomento. «Stiamoci vicini, perché purtroppo per una piccolissima parte di paese che spesso ricopre i ruoli importanti e delicati, se qualcuno lavora nel business dell’edilizia delle costruzioni e se qualcuno fa politica c'è la presunzione di colpevolezza». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in un videomessaggio per gli 80 anni di Ance. «Quante inchieste sono già aperte sul tema edilizia, urbanistica, costruzioni opere pubbliche in tutta Italia, non solo sue opere già in corso e ultimate», come le Olimpiadi che vedono una coda di inchieste «ingenerose», aggiunge.

Sul Ponte sullo stretto per Salvini ci sono «inchieste preventive, perché laddove c'è una grande opera e laddove c'è una piccola opera sicuramente per qualcuno c'è del marcio e allora è meglio bloccare in anticipo». «Io penso - conclude il ministro - che con la presunzione di colpevolezza, con la burocrazia ostativa e con una microparte della giustizia politicizzata il paese non va avanti».

E di Ponte ha parlato anche il procuratore Gratteri in un articolo su La Stampa. «L'allarme lanciato dal procuratore Nicola Gratteri  certifica punto per punto le nostre denunce. Sul Ponte dello Stretto, il Governo Meloni ha letteralmente smantellato i presidi di legalità e sta continuando a farlo». Così in una nota Agostino Santillo, deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici alla Camera. "Come sottolinea lucidamente Gratteri, fermare il Ponte non significa arrendersi alle mafie, ma rappresenta una doverosa presa di coscienza. Parliamo di un’opera che non è prioritaria: quei 13,5 miliardi vanno spesi presto e bene per altre cose, per le vere priorità di Calabria e Sicilia che sono le ferrovie, autostrade, ospedali e dighe.

Le indagini degli ultimi giorni, con le dimissioni dell’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele dai suoi incarichi extra come revisore del Csm e presidente del collegio tecnico per la ferrovia Verona-Vicenza-Padova, mostrano possibili fenomeni corruttivi gravissimi che la magistratura corre il rischio di affrontare con le armi spuntate grazie all’indebolimento procurato dal Governo Meloni».


«Abolendo l’abuso d’ufficio e limitando intercettazioni e sequestri di cellulari - prosegue -, si lasciano le forze dell’ordine disarmate di fronte a una criminalità organizzata sempre più sofisticata. A questo si aggiunge la riforma della Corte dei Conti, che crea un grave problema di separazione dei poteri rischiando di asservire la magistratura contabile all’esecutivo. Alla luce di tutto questo, la mafia si sta ovviamente strofinando le mani, pronta a cannibalizzare l’opera in ogni sua fase, dalla progettazione all’esecuzione. Salvini e Meloni si fermino prima che sia troppo tardi: ritirino questo progetto opaco e illegittimo, e dirottino le risorse sulle vere emergenze del Sud. Se andranno avanti, si assumeranno la responsabilità politica, storica e morale di aver apparecchiato la più grande mangiatoia d’Italia a favore di comitati d’affari e cosche criminali», conclude il deputato pentastellato.