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Palermo, gli intrecci dei due boss con i politici per trovare lavoro a figlio e nipote
Quando arrestarono l’ex consigliere Russo (FdI) i Galatolo commentavano «Abbiamo rischiato...». Fidanzati invece tentò la strada con Mineo (Fi)
Quando Mimmo Russo, ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia, fu arrestato nella primavera di due anni fa per voto di scambio politico-mafioso, Raffaele Galatolo era intercettato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta che lunedì ha spedito in carcere i capi delle famiglie di Cosa Nostra dell’Acquasanta e dell’Arenella. Il figlio Angelino Galatolo, appena letta la notizia sui giornali, si confrontava con il padre Raffaele, che era assieme al suo braccio destro Benedetto Marciante e a Paolo Manno. Nell’articolo di cronaca si parlava anche delle influenze del politico nell’ippodromo. «Avrei guadagnato un mandato di cattura», diceva Galatolo jr al padre.
Il riferimento era al fatto che due anni prima il boss dell’Acquasanta, in permesso premio, aveva contattato Russo proprio per trovare un posto di lavoro al figlio. E il ruolo che Russo aveva proposto era stato quello di guardiano dell’ippodromo. Peccato però che il gestore fosse un familiare di una vittima di mafia. Quindi Angelino Galatolo non accettò quell’occupazione «per un conflitto di interessi». E Russo fu anche redarguito per questo passo falso: «Ma che porti mio figlio da quello dell’antimafia?», lo avrebbe sgridato Galatolo. In cambio, l’ergastolano aveva aiutato Russo nella campagna elettorale delle Comunali del 2022 (ma non verrà eletto), nei Referendum sulla Giustizia (non si è raggiunto neanche il quorum) e nelle Politiche dello stesso anno. Durante la campagna elettorale delle nazionali Galatolo mostrava a una persona una sorta di libro mastro dei voti: con sezioni e numero di preferenze che era riuscito personalmente a portare a Russo. In due anni, però, l’ex consigliere di FdI non aveva trovato un posto al figlio. Nonostante questo, però, Galatolo è visto dai finanzieri dirigersi al Caf. «Ci sono andato a parlare io all’ufficio», diceva il mafioso, preoccupato che gli investigatori potessero trovare i documenti del figlio.
Raffaele Galatolo, per trovare un’occupazione lavorativa al figlio, spronava anche il fidato Marciante a contattare Stefano Fidanzati, il boss dell’Arenella, che avrebbe avuto contatti con l’ex deputato regionale Francesco Mineo, uomo capace di far trovare lavoro agli ex detenuti. Ma il delfino si rifiutava, anche perché non poteva farsi vedere con Fidanzati e Mineo era già nelle mire degli investigatori. Mineo (non indagato in questa inchiesta) ha anche subito un processo per intestazione fittizia, poi prescritto, di beni riconducibili ad Angelino Galatolo detto "Look". Mineo tornava in ballo nel capitolo investigativo dedicato al boss dell’Arenella Fidanzati che provava, tramite Andrea Mineo, figlio di Franco e all’epoca delle conversazioni assessore comunale all’Igiene ambientale a Palermo (oggi è nello staff di Renato Schifani con il ruolo di vicecapo di gabinetto vicario), a far vincere al nipote un concorso alla Rap. Ma un ex assistente parlamentare all’Ars, Biagio Favaloro (non indagato), consigliava a Fidanzati – che sarebbe stato disposto anche a pagare tangenti ma veniva pesantemente bloccato – che la persona più addentrata nel mondo dei rifiuti fosse Natale Puma, consigliere comunale di Palermo. Favaloro consegnava anche un pizzino col nome del nipote del boss a Puma (anche lui estraneo all’inchiesta), che però diceva di non poter aiutare il boss dell’Arenella.