il caso
Salvate la Bella Angelina: il Parco di Catania propone di trasferire la mummia dalla cappella a rischio
In attesa di decisioni sulla struttura della famiglia Mioccio, si prospetta il trasferimento nella chiesa di San Francesco Borgia
Se non è possibile “salvare”, la cappella Mioccio, a rischio crollo, si salvi almeno Angelina. A proporre una nuova “casa” per la mummia della “Bella Angelina”, per conservarla e studiarla, è Giuseppe D’Urso, direttore del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, «accogliendo - dice - il pubblico appello lanciato dal quotidiano La Sicilia il 9 giugno scorso per salvare quel che resta delle spoglie mortali di Angelina Mioccio, la 19enne morta suicida per amore nel 1911 che giace in pessimo stato di conservazione, come tutta la cappella di famiglia, nel cimitero monumentale di Catania».
«Siamo disponibili ad accogliere la salma mummificata della Bella Angelina nella Chiesa di San Francesco Borgia di via Crociferi, in un apposito vano - spiega il direttore D’Urso - in attesa che gli Enti preposti decidano il destino della cappella Mioccio. Il Parco archeologico di Catania si offre di ospitare la salma della fanciulla così da scongiurare che la mummia possa ulteriormente deteriorarsi. Gli studiosi e i tecnici potranno intervenire per mettere in sicurezza le spoglie mortali di Angelina, avviare interventi di pulitura, disinfestazione e ricomposizione della salma con i suoi abiti d’epoca e la bara di legno e cristallo che la custodisce. Nel frattempo, si deciderà quale sarà il luogo definitivo della sua sepoltura. Noi, come Parco, mettiamo a disposizione le nostre risorse».
A sgombrare il campo da ogni equivoco, D’Urso spiega come l’iniziativa possa rientrare fra i compiti istituzionali dell’organismo istituito nel 2019, che gode di autonomia scientifica, di ricerca e organizzativa, amministrativa e finanziaria. «In questi anni - osserva - il Parco archeologico di Catania ha sostenuto progetti di ricerca sullo studio di ossa umane provenienti da vari scavi attraverso un protocollo con team di studiosi del settore - archeologi, antropologi fisici, osteoarcheologi e bioarcheologi - che potrebbero dare il loro supporto scientifico in tutte le fasi di trasporto, recupero ed esposizione. Proprio nel 2025 la mostra “Polvere sui cimiteri monumentali” allestita a San Francesco Borgia con i bozzetti delle cappelle monumentali disegnati da Carlo Sada, è stata una preziosa testimonianza del valore storico ed etnoantropologico di questi reperti o beni».
Nel frattempo che il Comune e la sovrintendenza prendano una decisione definitiva per l’artistica cappella Mioccio, realizzata negli Anni Venti dello scorso secolo da Francesco Fichera, quale potrebbe essere il suo definitivo esproprio, la salma di Angelina, è questa la prospettiva, sarebbe ospitata «in un sito prestigioso, al centro di Catania e del Parco archeologico, per onorare la sua triste storia».
Nel maggio scorso, un video realizzato da Gianfranco Giardina ha rivelato in tutta la sua crudezza la condizione della Cappella Mioccio: il tetto sfondato, le macerie precipitate su tutta la cappella e anche su Angelina che giace in un loculo basso, la teca di vetro che la conteneva ormai frantumata, carica di frammenti lapidei ed escrementi di uccelli. Un video che ha avuto sul Web 45mila visualizzazioni (@La Bella Angelina) dopo il quale il Comune ha fatto sbarrare l’ingresso della cappella per evitare che possa essere vista all’interno. «Bene ha fatto il Comune a protezione della incolumità della mummia - osserva il bioantropologo Dario Piombino-Mascali che dal 2010 si batte per salvare la ragazza mummificata - ma, da un certo punto di vista, è come curare il sintomo e non la malattia. Poiché non c’è più un tetto che possa proteggere la sepoltura, né ci sono all’interno della cappella le condizioni ambientali per preservare il corpo, se rimanesse lì, la Bella Angelina continuerebbe a deteriorarsi in maniera inesorabile».