Il caso
Scordia, tutte le «criticità» del nuovo Centro per l'impiego: i 500mila euro al Comune per comprare un immobile dai privati
Consiglieri comunali e deputati regionali chiedono chiarezza sull'iter seguito per arrivare a individuare la nuova struttura, su cui anche la Regione aveva qualche dubbio
Il tempo scarseggia. Il 30 giugno, e quindi la scadenza per l’uso dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono letteralmente dietro l’angolo. Per questo il Comune di Scordia deve fare presto: deve portare all’approvazione dell’aula consiliare la convenzione tra l’amministrazione e il dipartimento regionale al Lavoro per il nuovo Centro per l’impiego scordiense, che si farà in un immobile da comprare da una società privata. Nonostante le perplessità dell’opposizione in Consiglio comunale e le richieste di accesso agli atti del Movimento 5 stelle regionale, nella speranza di vederci chiaro dove chiaro, secondo chi contesta l’operazione, non è.
Nel 2021 il Comune di Scordia risulta destinatario di 500mila euro per il potenziamento del Centro per l’impiego. È una delle misure nazionali pensate per migliorare le possibilità di accesso al lavoro delle persone, nella consapevolezza dell’arretratezza, anche immobiliare, dei Cpi siciliani. Nonostante i servizi siano erogati dalla Regione, gli spazi dove quei servizi vengono offerti sono invece a carico delle amministrazioni comunali.
Scordia un Cpi già ce l’ha, in via Bennardo. L’immobile, però, si legge in una deliberazione della giunta presieduta dal sindaco Franco Barchitta, presenta «problemi di decadimento fisico» e il municipio si dice interessato «unicamente ad acquisire un immobile a titolo di piena proprietà». Per questo l’amministrazione decide, il 22 dicembre 2023, di fare un avviso pubblico rivolto ai privati che abbiano, nelle loro disponibilità, un immobile «non oltre un raggio di un chilometro dal Palazzo comunale in piazza San Rocco». L’immobile deve essere libero, pronto alla consegna, grande almeno 360 metri quadrati, indicato al catasto come adatto all’uso ufficio. Il 13 febbraio 2024 il Comune dichiara chiusa la procedura con l’arrivo di una sola manifestazione d’interesse, presentata dalla ditta Punto spesa srl di Sebastiano Pisano, in via Santa Rita. Il cui immobile, a quanto pare, risponde alle richieste. Peraltro, considerando le perizie di valutazione dell’immobile per il Cpi e di un immobile vicino che servirà da archivio, tutte le spese del passaggio di proprietà e i professionisti da pagare, si arriva esattamente a 500mila euro tondi.
E qui cominciano i problemi: prima la richiesta di accesso agli atti, per conoscere le relazioni tecniche sulla base delle quali l’amministrazione ha scelto di comprare un nuovo immobile anziché ristrutturare quello che aveva già, della consigliera pentastellata Maria Contarino. Poi, a giugno 2025, la «rilevazione criticità» del dipartimento regionale del Lavoro. In una nota indirizzata al Comune, l’ufficio regionale evidenzia «criticità» in riferimento all’installazione eventuale di un impianto fotovoltaico, la «dichiarazione del proprietario dell’immobile attestante la disponibilità alla cessione dell’intero bene, comprensivo anche del terrazzo» e «chiarimenti in merito alle disponibilità di aree adibite a parcheggio, con indicazione specifica di eventuali stalli riservati a persone con disabilità».
La risposta è di settembre: il proprietario dichiara la propria «disponibilità» a fare realizzare l’impianto fotovoltaico sulla terrazza della Punto spesa srl, concedendo al Comune il diritto di superficie. Anche perché la perizia tecnica precisa che la copertura dell’edificio non è oggetto di compravendita. E per il parcheggio ai disabili si permetterà «l’accesso».
Ad aprile 2026 la ditta di Pisano comunica che l’immobile è pronto. Dunque bisogna acquisirlo al patrimonio. Ma in Consiglio comunale la proposta di acquisizione non c’è ancora arrivata. La giunta ha da poco approvato lo schema di convenzione con la Regione, ma sarà l’aula consiliare a dover dare il via libera. Dopo un’interrogazione all’Ars dei deputati M5s a marzo, il 7 giugno è arrivata una richiesta di accesso agli atti dei consiglieri Salvatore Centamore (5s) ed Eugenio Russo (Sinistra italiana), e il 12 giugno una del deputato Ars Luigi Sunseri. Chiedono atti, documenti, perizie. Il 30 giugno è all’orizzonte.