La richiesta
Processo al presidente dell'Ars Galvagno: ecco su cosa si fonda la richiesta difensiva di trasferimento a Catania
La procura ha chiesto un tempo per avanzare le controdeduzioni sulla competenza territoriale. Ma la questione potrebbe anche andare in Cassazione.
I primi due episodi di peculato che hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Gaetano Galvagno, presidente dell'Ars, sono stati commessi a Catania nel 2023. E da lì è anche scattata la richiesta di autorizzazione da parte della procura di Palermo a far partire le intercettazioni a carico del meloniano. I due fatti però non figurano nell'elenco delle contestazioni evidenziate sia nell'avviso di conclusione indagini che nella richiesta di rinvio a giudizio. Queste le ragioni per cui la difesa di Galvagno, rappresentata dal professore Vittorio Manes e dagli avvocati Ninni Reina e Antonia Lo Presti, hanno formalizzato al Tribunale di Palermo l'eccezione di incompatibilità territoriale con la richiesta di trasferimento del dibattimento a Palermo. Essendo il peculato il reato più grave contestato a Galvagno (accusato anche di corruzione, falso e truffa), questo fa sì che a strascico - secondo la tesi della difesa - tutto il processo debba migrare da Palermo a Catania.
Alla richiesta di trasferimento si è associato anche il difensore di Roberto Marino, l'autista della Regione finito sott'accusa per l'uso improprio dell'auto blu concessa a Galvagno. Stamattina il presidente dell'Ars ha deciso di essere presente all'udienza. I pm hanno chiesto al tribunale un termine di tempo per controdedurre. Il collegio ha quindi rinviato all'udienza del 2 luglio. I giudici decideranno dopo aver sentito la procura. Ma siccome la difesa del presidente dell'Ars ha chiesto di rimettere la questione in Cassazione potrebbe esserci anche la scelta di attendere il parere della Suprema Corte e nell'attesa sospendere il dibattimento.
