CATANIA
Il “manager della felicità” a Piazza Lanza: coaching, responsabilità e speranza oltre le sbarre
Una giornata fuori dall’ordinario alla Casa circondariale con Cristiano Di Stefano che ha coinvolto i detenuti per un singolare laboratorio
Una giornata fuori dall’ordinario alla Casa circondariale di Piazza Lanza, a Catania, dove Cristiano Di Stefano, conosciuto come “Manager della felicità”, ha incontrato i detenuti per l’ultimo laboratorio dell’iniziativa “Oltre le sbarre. Riscoprire se stessi”.
In un contesto solitamente associato a regole, limiti e rigidità, il metodo proposto da Di Stefano ha messo al centro consapevolezza, responsabilità individuale e capacità di progettare il proprio futuro.
L’obiettivo, spiega in una nota la direttrice Nunziella Di Fazio, “non è stato promettere felicità immediata, ma fornire ai partecipanti strumenti concreti per gestire le emozioni, riflettere sulle proprie scelte e guardare al futuro”.
I partecipanti sono stati coinvolti in “esercizi di dialogo interiore e auto-riflessione guidati da tecniche di coaching applicate in contesti aziendali, ma adattate al carcere”.
“Non è una motivazione superficiale – ha spiegato Di Stefano – ma allenamento mentale e relazionale. L’esecuzione penale limita la libertà personale, ma non la coscienza. Ogni persona ha diritto a sentirsi vista e a costruire una relazione autentica con sé stessa. Questa esperienza dimostra che anche in un contesto come quello penitenziario è possibile iniziare a farlo”.
“Il nostro impegno – ha commentato la direttrice Di Fazio – è rivolto alla realizzazione di attività che possano dare ai detenuti elementi concreti e positivi per il loro percorso di crescita. L’esperienza con il ‘Manager della felicità’ rappresenta un approccio innovativo e positivo che abbiamo accolto favorevolmente anche perché offre elementi validi per elaborare il proprio atteggiamento e modificarlo. In carcere non si lavora soltanto sulle regole e sui doveri, ma anche sulle competenze interiori, sul rispetto reciproco e sulla responsabilità. Attività come questa aiutano i detenuti a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia.”
Secondo quanto riportato dalla direzione, alcuni reclusi “hanno condiviso riflessioni sulle proprie emozioni e sui propri obiettivi futuri, mostrando voglia di cambiamento e apertura al dialogo”. Per l’amministrazione dell’istituto, “questo tipo di attività rappresenta un modello innovativo di educazione alla responsabilità e alla crescita personale, in grado di integrare i tradizionali percorsi di reinserimento”.