il caso
I boss della mafia "resuscitati" su TikTok: la propaganda social per reclutare i giovani criminali a Palermo
I video deepfake rianimano Totò Riina e Messina Denaro
Il preoccupante aumento della criminalità giovanile a Palermo, delle sparatorie in pieno centro, dei racket e delle intimidazioni a chi non vuole pagare il pizzo passa anche dalla propaganda mafiosa nei social network, in particolare TikTok. Proprio nella piattaforma cinese da alcuni mesi decine di utenti, anche di giovani palermitani, hanno iniziato a pubblicare video generati con l’intelligenza artificiale in cui riportano in vita alcuni dei boss più efferati e sanguinari della storia di Cosa Nostra. In questi video - fatti passare, in alcuni casi come contenuti a scopo illustrativo o storiografico - Messina Denaro e Totò Riina parlano direttamente agli utenti raccontando le proprie ragioni, umanizzandoli e facendoli passare come dei novecenteschi Robin Hood che lottano contro lo Stato.
Dopo pochi giorni dalla pubblicazione dei video l’algoritmo del social network li manda a più persone possibili ed è li che succede l’impensabile: migliaia di mi piace, centinaia di commenti positivi e ricondivisioni. Questi video vengono poi assimilati dai più giovani, diventando veri e propri manifesti mafiosi e legittimandoli a compiere gesti criminali. Mesi addietro era iniziato questo processo di umanizzazione dei boss di Cosa Nostra: venivano infatti rianimati dalle più sofisticate intelligenze artificiali e fatti ballare, dei video che all’inizio scaturivano qualche sorriso e l’ilarità degli utenti, ma si trattava solo del primo timido passo di un processo molto più grande: avvicinare i giovani a queste figure negative conosciute solo per sentito dire (la nuova manovalanza della criminalità organizzata palermitana, anagraficamente, non ha potuto conoscere i boss e le loro nefandezze in prima persona). Sotto questi video decine di persone salutano gli ormai defunti capi di Cosa Nostra, ricordandoli e omaggiandoli: “Grande Riina” scrive un utente sotto a un video del padrino di Corleone creato con l’intelligenza artificiale. E poi “Grande boss”, “Grande u ziu Totò, ci manchi sempre di più”. Una cosa ormai è certa: anche Cosa Nostra si è evoluta, digitalizzandosi ed attraverso l’utilizzo dei social network e di questi video, pubblicati il più delle volte da dei profili anonimi senza nome e cognome, cerca di avvicinare i giovani aspirante criminali a sé.
Non è un caso che questa sorta di apologia della mafia passi dai social, e del perchè se ne è avuta risposta nell’operazione dei giorni scorsi. «Fa paura la fame, non la galera». Un repost che non lascia spazio ad interpretazioni, una delle tante frasi rilanciate su Tiktok da Rosario Piazza, uno dei giovani dello Zen 2 arrestati con l’accusa di aver fatto parte della banda che negli ultimi mesi ha seminato il terrore nel capoluogo utilizzando bottiglie incendiarie e kalashnikov contro le vetrate di diversi esercizi commerciali. Per chi cresce nelle periferie più fragili della città, l’appartenenza a Cosa Nostra continua a essere percepita come una delle uniche possibilità di sostentamento e di riconoscimento.