Lo studio
Amministratori sotto tiro: allarme in Sicilia, 35 minacce nel 2025. Il Sud resta l’area più colpita
Una minaccia ogni 28 ore: 309 intimidazioni nel 2025, Sicilia terza regione più colpita; piccoli comuni e attacchi incendiari mettono a rischio la democrazia locale
Una minaccia ogni 28 ore. È questo il ritmo incessante della violenza che continua a colpire gli amministratori locali in tutta Italia. I dati emergono dall'ultimo rapporto “Amministratori sotto tiro”, realizzato da Avviso Pubblico e presentato a Napoli, che traccia un quadro allarmante: nel corso del 2025 sono stati censiti 309 casi di intimidazioni, da Bolzano a Porto Palo di Capo Passero. Una scia che, dal 2010 a oggi, ha interessato 1.736 comuni italiani, con un totale di 6.025 episodi tra lettere minatorie, incendi, insulti e aggressioni fisiche.
La situazione in Sicilia In questo scenario nazionale, la Sicilia occupa un posto di rilievo tra le regioni più esposte, confermando le difficoltà di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica in contesti complessi. Con 35 casi registrati nell'ultimo anno, l'Isola si attesta al terzo posto nella classifica delle regioni più bersagliate, preceduta solo dalla Puglia (51 casi) e dalla Campania (37). Il dato siciliano, inserito nel più ampio contesto del Mezzogiorno, conferma una tendenza specifica: se al Centro-Nord le intimidazioni passano spesso attraverso lettere o i social network, nel Sud Italia – Sicilia inclusa – la forma di minaccia più diffusa rimane quella incendiaria, un segnale brutale che mira a colpire direttamente il patrimonio o l'attività professionale di sindaci, assessori e consiglieri.
Piccoli comuni, grandi rischi Il rapporto evidenzia come la violenza non faccia distinzioni di grandezza tra le amministrazioni, ma tenda a concentrarsi dove il controllo del territorio è più difficile e il legame con la comunità è più diretto. Il 57% degli episodi censiti, infatti, colpisce comuni al di sotto dei 20mila abitanti, mentre il 22% riguarda centri tra i 20mila e i 50mila. In Sicilia, come altrove, l'amministratore locale diventa spesso il bersaglio immediato di un malcontento che, in un caso su quattro, nasce da decisioni amministrative considerate sgradite dai cittadini.
Non solo criminalità: la crisi della democrazia Dietro questi numeri non ci sono soltanto gli interessi della criminalità organizzata. Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, ha sottolineato la complessità del fenomeno: «Dietro queste azioni brutali non ci sono solo gli interessi delle cosche, ma anche situazioni che affondano le radici nei contesti sociali ed economici dei territori colpiti».
Il monito di Montà è netto: «Quando si colpisce un amministratore locale, si colpisce la democrazia di un territorio, un'intera comunità, una famiglia, non solo una singola persona». L'invito, dunque, è quello di non rassegnarsi a considerare l'intimidazione come un "male incurabile", ma di mobilitare le forze politiche, la stampa e l'intera cittadinanza affinché il fenomeno venga ridimensionato. La sfida per la Sicilia, e per tutto il Mezzogiorno, passa attraverso questa consapevolezza: proteggere chi amministra significa, in ultima analisi, preservare la tenuta democratica delle comunità locali.