L'inchiesta
I loghi della droga per identificare la qualità stupefacente: dal "Buffalo Plein Hash" alla marijuana del capo-branco
Gli indizi di collegamenti sospetti fra i trafficanti siciliani e gli intermediari spagnoli. Ma c'è anche la Calabria
Non è la prima volta che i marchi Ferrero e Kinder vengono sfruttati come copertura dai narcos. Nel caso più recente, all’interno dei cartoni stipati di hashish trovati nell’auto di un insospettabile catanese, arruolato come corriere, figuravano confezioni di Fiesta e Kinder Delice, merendine al cioccolato molto note tra i più giovani. Nello stesso carico erano presenti anche imballaggi recanti loghi in lingue diverse dall’italiano. Ma quello che salta all'occhio della cronista guardando il video diffuso dalla guardia di finanza ma senza alcun accenno al comunicato diramato alle redazioni è il nome comune che appare in tutte le confezioni di diverso colore e dimensione. E cioè Buffalo Plaid. Non un brand a caso: ma un modo per indicare la tipologia di hashish che stavano smerciando nel mercato illegale. Un concentrato ad altissima potenza. Questo prodotto rientra nell’area dei derivati da estrazione avanzata, come il dry sift o il bubble hash, caratterizzati da una consistenza che può risultare semisolida, malleabile o persino “vetrosa” a seconda della purezza, e da percentuali di THC molto elevate, con i risultato di amplificare l’impatto sul sistema nervoso centrale.
Ma da dove proviene? L’hashish “di nuova generazione” commercializzato con marchi e sigilli nasce in gran parte in Marocco (area del Rif), nei Paesi Bassi e, sempre più spesso, in Spagna e Stati Uniti. Il Marocco continua a essere il maggiore produttore per il mercato europeo; qui molte coltivazioni tradizionali sono state rimpiazzate da varietà ibride e i produttori locali hanno imparato tecniche di estrazione più raffinate. I panetti concentrati, già marchiati con loghi, vengono spesso instradati verso l’Europa attraverso la Spagna. Un asse illecito quello fra la penisola iberica e l'isola siciliana che è certificato da decine e decine di inchieste antidroga. Le indagini della guardia di finanza potrebbero quindi portare lì. E d'altronde il Gico di Catania ultimamente ha portato brillanti risultati proprio su queste partnership, scoprendo anche basisti siciliani che si sono trasferiti in Spagna per creare ponti di collegamento per il trasporto di droga. Stavolta però si tratta di hashish e non di cocaina.
Invece il logo del lupo "marchiato" negli involucri di marijuana sequestrati dalla polizia a Vaccarizzo potrebbe condurre in Calabria. E cioè tra i fornitori delle 'ndrine. Anche se uno dei principali Paese esportatore di marijuana resta l'Albania. Ma è la dicitura "U Lupu" che fa pensare a un passaggio meridionale dello stupefacente. L'animale è un indizio da collegare alla qualità dello stupefacente (alta, in questo caso), ma anche al significato simbolico del Lupo come capo del branco. Quindi dell'unità dell'organizzazione criminale.