la ricorrenza
Ustica, la lettera di Daria Bonfietti a Meloni riapre una ferita italiana: «Lo Stato non chieda silenzio, chieda verità»
Alla vigilia del 46° anniversario della strage del Dc9 Itavia, l’appello dei familiari alla politica
Attorno al relitto del DC9 Itavia, ricomposto pezzo dopo pezzo, la domanda resta sospesa con la stessa durezza di quella notte del 27 giugno 1980: chi ha abbattuto quell’aereo civile partito da Bologna e diretto a Palermo, portando con sé 81 vite? Oggi, a quasi 46 anni di distanza quella domanda torna di attualità.
La nuova iniziativa porta la firma di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, che ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo un intervento politico netto: respingere la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sul disastro del DC9 Itavia e sostenere la prosecuzione delle indagini. Nella lettera, Bonfietti sollecita il governo a dare indicazioni all’Avvocatura dello Stato affinché, davanti al Gip di Roma, si schieri insieme ai familiari per chiedere che il fascicolo non venga chiuso.
La lettera arriva a ridosso del 46° anniversario della strage e mentre resta aperto il confronto giudiziario sull’ultima inchiesta, quella avviata nel 2008 dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicò in aerei francesi i responsabili dell’abbattimento del velivolo civile. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, ma i familiari si oppongono, sostenendo che proprio gli atti depositati contengano elementi che sconsigliano di fermarsi adesso.
La richiesta: non chiudere il fascicolo proprio adesso
La presidente dell’associazione richiama le “nuove acquisizioni” emerse nelle indagini riaperte nel 2008. Tra queste figurano la presunta presenza della portaerei francese Foch nelle acque di Napoli e attività di velivoli francesi e statunitensi collegati alla base di Grazzanise, monitorati dalle centrali Nato. Bonfietti non si limita a chiedere che l’inchiesta resti in piedi. Chiede anche che l’esecutivo usi il proprio peso diplomatico. Nella lettera invita il governo a sollecitare la Francia a fornire ogni elemento utile durante il previsto incontro bilaterale del 25 giugno 2026 ad Antibes tra Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron.
Il nodo delle indagini: 17 anni di lavoro e un’opposizione che non si arrende
L’ultima inchiesta è stata aperta nel 2008 e la richiesta di archiviazione è arrivata dopo un lavoro investigativo lunghissimo, definito in più sedi dai familiari come importante ma non conclusivo. La Procura ha depositato un atto molto ampio, di circa 450 pagine, in cui vengono raccolti riscontri, ricostruzioni e limiti incontrati nel corso degli anni, a partire dalla difficoltà di ottenere piena collaborazione dai Paesi alleati coinvolti a vario titolo nello scenario di quella notte. Bonfietti ha più volte sostenuto che quelle stesse pagine, lungi dal chiudere la vicenda, rafforzino piuttosto l’idea di un abbattimento in un contesto di guerra aerea.
Lo scorso marzo, davanti all’udienza fissata a Roma, l’associazione aveva ribadito che “non si può archiviare” una ricerca di verità che incontra ostacoli internazionali proprio dove dovrebbe trovare collaborazione. Il mese scorso il legale dei familiari, l’avvocato Alessandro Gamberini, ha insistito davanti al giudice sull’esigenza di non fermare il fascicolo, sottolineando la permanenza di una domanda di giustizia piena, storica prima ancora che penale. Il Gip Livio Sabatini ha calendarizzato le udienze fino al 15 luglio 2026 e la decisione è attesa non prima del periodo successivo all’estate.