La svolta
La Cassazione riapre il dossier sulla libertà condizionale per un ex picciotto di Cosa nostra
I giudici chiedono una nuova valutazione del percorso di collaborazione e delle condizioni personali per Carmelo Massimo Billizzi
Per la storia giudiziaria di uno dei protagonisti degli anni di piombo di Gela, Carmelo Massimo Billizzi si apre un nuovo capitolo, segnato da una decisione che rimette tutto in discussione. L'ex esponente del clan Emmanuello, oggi collaboratore di giustizia, vive da anni in una località protetta, dove sconta un cumulo di condanne che lo porterà al fine pena nel 2033. È da lì che ha seguito l'esito del ricorso in Cassazione, un passaggio che potrebbe cambiare il suo percorso. I giudici hanno infatti annullato l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma che aveva negato la libertà condizionale, chiedendo un nuovo esame della vicenda.
Una scelta maturata alla luce del contributo investigativo definito «di notevolissimo rilievo», grazie al quale sono stati ricostruiti fatti, responsabilità e dinamiche interne ai clan, comprese le operazioni «Tetragona» e «Redde rationem». Dal 2015 - sottolinea la Cassazione - Billizzi ha mantenuto una condotta regolare, rispettando ogni prescrizione.
Il tribunale di sorveglianza aveva però giudicato insufficiente il suo ravvedimento, ritenendo limitate le iniziative riparatorie e assente un reale reinserimento lavorativo. La difesa ha insistito sul percorso personale intrapreso dal cinquantunenne, fatto di volontariato e piccoli contributi economici all'associazione "Libera", compatibili con le sue ristrettezze. Per i giudici supremi, l'assenza di un impiego non può essere considerata decisiva, vista la necessità di tutelarne l'incolumità in mancanza di nuove generalità. Lea Cassazione, invece, ha chiesto al tribunale di rivalutare gli elementi positivi finora emersi.