Le indagini
Trappeto Nord, dopo “l’inferno” è caccia ai cinque del commando
Il terzo indagato preso nella zona degli spari. Forse un legame con un altro blitz. Non è ancora stato chiarito il motivo della spedizione armata. Per i pm ci sarebbero dietro le tensioni interne ai “cappelloti”
Il terzo indagato, Giuseppe Ponzo, è stato fermato proprio il giorno dell’operazione “Alto Impatto” a Trappeto Nord. Nello stesso giorno è stato arrestato, mentre spacciava (aveva addosso 120 dosi di droga), anche Agatino Vitale, coinvolto nel tentato omicidio dello scorso febbraio (ne parliamo nell’altra pagina).
Ponzo, figlio del morto ammazzato - al momento senza colpevoli - Alessandro Ponzo, aveva forse pensato di averla fatta franca e, dopo un giorno di irreperibilità, era tornato a casa. Gli investigatori della squadra mobile, con in mano il provvedimento di fermo della procura, lo hanno avvistato e portato negli uffici di viale Ulisse prima del trasferimento in una cella di Bicocca. La convalida del gip è arrivata il giorno dopo, con l’emissione della custodia cautelare in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dall’aver agevolato il clan Cappello.
I motivi della sparatoria non sono ancora chiari. A Trappeto Nord si vocifera di una discussione alla Circonvallazione, ma al momento non ci sono riscontri su questa ipotesi, che potrebbe quindi non avere alcun fondamento se non fantasie di quartiere.
Quello che è accaduto l’11 giugno scorso è davvero terrificante. Ieri la questura ha diffuso alcuni passaggi dei filmati estrapolati dalle telecamere che hanno registrato alcune fasi della sparatoria. Il convoglio di tre scooter con in sella sei persone, fra cui Pasquale Licandro (arrestato dopo un rocambolesco inseguimento la notte stessa), è giunto in piazza Montana poco dopo le 23. L’arrivo delle moto è stato annunciato pochi istanti prima da un ragazzo ai coetanei che stavano affollando lo slargo vicino al chiosco bar. Dal gruppo di piazza Montana si sono staccati due giovani, un sedicenne e Giuseppe Ponzo, che hanno affrontato il commando armato in transito. Infatti, dopo che sono partiti i loro spari, hanno risposto al fuoco. Il sedicenne, rimasto ferito al gluteo, ha perso la semiautomatica ed è stramazzato al suolo, salvo poi rialzarsi per andare al pronto soccorso del Policlinico. Una volta dimesso, però, gli agenti della polizia lo hanno arrestato in esecuzione del provvedimento della procura per i minorenni e lo hanno condotto nel centro d’accoglienza di via Franchetti. Ponzo, invece, ha sparato contro i motociclisti riparandosi dietro il chiosco, come mostrano le immagini di videosorveglianza del locale.
Ora le indagini della squadra mobile si stanno concentrando sull'identificazione degli altri cinque componenti del commando armato. Sullo sfondo del conflitto, secondo l’inchiesta coordinata dal pm Angelo Brugaletta, ci sarebbe uno scontro interno al clan Cappello, fra il gruppo di Calabretta e la squadra di Miano (Piripicchio), di cui farebbe parte il primo arrestato, Licandro. Quest’ultima compagine ingloberebbe anche i “carusi” di Pietro Gagliano, “il puffo”. C’è un episodio strano avvenuto nei giorni scorsi al Palazzo di Giustizia: si sono svolti gli interrogatori preventivi degli indagati in attesa di decisione del blitz “Onda nuova”, e l’unico che non si è presentato dal gip è Simone Gagliano (fratello di Piero). Una coincidenza