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La lettera

Agrigento, gli abusi edilizi rimasti nei cassetti: adesso il procuratore chiede conto ai sindaci sulle demolizioni

«Le situazioni abitative e urbanistiche complesse, derivanti da protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi e urbanistici, non autorizzano alcuna deroga» alle norme

22 Giugno 2026, 07:47

07:50

Demolito un immobile abusivo all'interno del Parco dell'Etna

La lettera, in sé, sembra solo una “innocente” richiesta di chiarimenti. Codici, codicilli, leggi elencate in uno stile asciutto, cortese e determinato, che non ammette repliche. Un documento riservato che ha fatto saltare in molti sulla sedia, soprattutto perché e chiedere informazioni è la Procura della Repubblica di Agrigento. E il tema è quello, spinosissimo, del mancato contrasto all’abusivismo edilizio.

In settimane in cui chi abita (e sono centinaia di famiglie) in case insanabili invoca con rabbia il diritto all’acqua dopo che la società di gestione del servizio idrico, l’Aica, ha vincolato la possibilità di rifornirsi con autobotte al possesso di un contratto (impossibile per chi non ha titolo di proprietà e conformità urbanistica), e firma messe in mora e diffide al Comune e alla Prefettura, la magistratura, in silenzio, opera.

E lo fa accertandosi innanzitutto di cose si sia fatto – e non fatto – in questi anni sul fronte del ripristino della legalità in territori in cui l’abusivismo edilizio è stato, a lungo, un marchio di fabbrica. Non chiedendo quante case siano state abbattute, ma, per conoscere l’effetto diretto di queste attività mancate.

Nella nota firmata dal procuratore capo Giovanni Di Leo, sollecita i Comuni (mettendo in copia per conoscenza il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo) a fornire «per ragioni di Giustizia, al fine di monitorare lo stato esecutivo delle ordinanze di demolizione emesse da codesto ente e di verificare i contestuali ordini di demolizione emessi con sentenze passate in giudicato» entro 90 giorni «l’elenco analitico, diviso per anno, delle sanzioni amministrative pecuniarie emesse a seguito all’accertamento dell’inottemperanza alle ingiunzioni a demolire a decorrere dall’1 gennaio 2016». In sintesi: so già che non avete provveduto a demolire in danno, e che soprattutto non lo hanno fatto i cittadini; quindi, chiarite le somme che avete incassato o che avete affidato alla riscossione coattiva negli ultimi 10 anni.

Le conseguenze a report privi di risposte sono potenzialmente chiare, per quanto non esplicitate: denunce per omissione di atti d’ufficio e segnalazioni alla Procura della Corte dei conti. E poi ci sarà l’effetto molto italico conseguente di un “ritorno di fiamma” sul tema del contrasto alle costruzioni abusive dopo anni di sostanziale silenzio.

Impossibile non pensare che questa attività non sia collegata proprio alle recenti polemiche e alle richieste degli abusivi residenti nella zona A di Agrigento a cui – racconta una registrazione artigianale fatta dai presenti – la presidente di Aica Danila Nobile aveva, con sincerità e avventatezza, invitato ad abbassare i toni, prima che si tornasse a parlare di abbattimenti.

Di Leo, poche settimane fa, aveva firmato una durissima nota stampa nella quale aveva lasciato intendere l’attenzione della magistratura per questo tema. «Le situazioni abitative e urbanistiche complesse, derivanti a loro volta da protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi ed urbanistici, non autorizzano alcuna deroga ai principi ordinari inerenti alla salute pubblica – aveva affermato -. La violazione di tali principi espone le autorità preposte alla vigilanza alle conseguenti responsabilità, in particolare se connesse alla omessa vigilanza sulla regolarità delle situazioni abitative».

Insomma, l’antifona è chiara: adesso chi ha orecchie per intendere, intenda.