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L'INCHIESTA

Lavori mai fatti, conti gonfiati per 400mila euro: perché la strada della Mosella finisce in Procura ad Agrigento

Perquisizioni della Squadra Mobile tra Favara e il Comune: ipotesi di turbativa d'asta e truffa allo Stato

22 Giugno 2026, 13:34

13:49

Lavori mai fatti, conti gonfiati per 400mila euro: perché la strada della Mosella finisce in Procura ad Agrigento

Tutta la vicenda giudiziaria ruota attorno all'appalto da 3,2 milioni di euro per il rifacimento della strada della Mosella che collega le statali 640 e 115. L’appalto sarebbe stato “truccato” secondo le indagini della Squadra Mobile e della Procura.

A cominciare dalla società aggiudicataria - che per i magistrati agrigentini - sarebbe stata costituita ad hoc da due imprenditori di Favara e intestata a due “prestanome” anche loro favaresi, aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio.

Sono 9 le persone indagate: tre imprenditori, due funzionari comunali, due professionisti e due dipendenti di imprese utilizzati come “prestanome”. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Giovanni Di Leo e dal sostituto Annalisa Failla, ipotizza reati a vario titolo quali: trasferimento fraudolento di beni, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere denaro, truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

All’alba gli agenti della Squadra mobile hanno perquisito case e uffici degli indagati e si sono recati anche al Comune di Agrigento. Sequestrati fascicoli, varia documentazione, computer, telefoni cellulari e dispositivi elettronici.

Gli indagati sono gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni, Federica Caramazza, 37 anni; Calogero Valenti, 50 anni, anche lui di Favara, dipendente dell’impresa di Caramazza. Tra gli indagati ci sono anche due funzionari del Comune di Agrigento: l’architetto Gaspare Triassi, 63 anni, e Vincenzo Galletto, 66 anni. Infine nella lista compaiono anche l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, l’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni, e Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente dell’imprenditore Milioti ma titolare a sua volta di un’altra impresa.

Le indagini sono state supportate da intercettazioni ambientali, telefoniche e riprese video. Il reato di turbata libertà degli incanti, infatti, viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletto, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Secondo i pubblici ministeri, sarebbero stati gonfiati i calcoli relativi alle opere di bitumazione e risagomatura della sede stradale per una cifra superiore ai 400.000 euro. L’obiettivo, secondo l'accusa, era indurre in errore l’amministrazione di Agrigento per contabilizzare e farsi liquidare somme per lavori che, in realtà, non sarebbero mai stati eseguiti, procurando così un ingiusto profitto a discapito delle casse pubbliche.

Dopo il blitz della Squadra Mobile negli uffici di piazza Gallo, il neo sindaco di Agrigento, Michele Sodano, è intervenuto spiegando che: “Gli accertamenti riguardano vicende antecedenti al nostro insediamento”. L'amministrazione ha assicurato totale collaborazione alla magistratura.