L'INCHIESTA
Lavori mai fatti, conti gonfiati per 400mila euro: perché la strada della Mosella finisce in Procura ad Agrigento
Perquisizioni della Squadra Mobile tra Favara e il Comune: ipotesi di turbativa d'asta e truffa allo Stato
Tutta la vicenda giudiziaria ruota attorno all'appalto da 3,2 milioni di euro per il rifacimento della strada della Mosella che collega le statali 640 e 115. L’appalto sarebbe stato “truccato” secondo le indagini della Squadra Mobile e della Procura.
A cominciare dalla società aggiudicataria - che per i magistrati agrigentini - sarebbe stata costituita ad hoc da due imprenditori di Favara e intestata a due “prestanome” anche loro favaresi, aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio.
Sono 9 le persone indagate: tre imprenditori, due funzionari comunali, due professionisti e due dipendenti di imprese utilizzati come “prestanome”. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Giovanni Di Leo e dal sostituto Annalisa Failla, ipotizza reati a vario titolo quali: trasferimento fraudolento di beni, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere denaro, truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.
All’alba gli agenti della Squadra mobile hanno perquisito case e uffici degli indagati e si sono recati anche al Comune di Agrigento. Sequestrati fascicoli, varia documentazione, computer, telefoni cellulari e dispositivi elettronici.
Gli indagati sono gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni, Federica Caramazza, 37 anni; Calogero Valenti, 50 anni, anche lui di Favara, dipendente dell’impresa di Caramazza. Tra gli indagati ci sono anche due funzionari del Comune di Agrigento: l’architetto Gaspare Triassi, 63 anni, e Vincenzo Galletto, 66 anni. Infine nella lista compaiono anche l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni, l’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni, e Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente dell’imprenditore Milioti ma titolare a sua volta di un’altra impresa.
Le indagini sono state supportate da intercettazioni ambientali, telefoniche e riprese video. Il reato di turbata libertà degli incanti, infatti, viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletto, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.
Secondo i pubblici ministeri, sarebbero stati gonfiati i calcoli relativi alle opere di bitumazione e risagomatura della sede stradale per una cifra superiore ai 400.000 euro. L’obiettivo, secondo l'accusa, era indurre in errore l’amministrazione di Agrigento per contabilizzare e farsi liquidare somme per lavori che, in realtà, non sarebbero mai stati eseguiti, procurando così un ingiusto profitto a discapito delle casse pubbliche.
Dopo il blitz della Squadra Mobile negli uffici di piazza Gallo, il neo sindaco di Agrigento, Michele Sodano, è intervenuto spiegando che: “Gli accertamenti riguardano vicende antecedenti al nostro insediamento”. L'amministrazione ha assicurato totale collaborazione alla magistratura.
