l'inchiesta
Scandalo rifiuti a Gela, le intercettazioni sulla manager: «Ha prostituito la discarica a un presidente che non ci ha aiutati»
Nelle carte dell'indagine i metodi dell'ingegnera, vicina a Schifani, per evitare la crisi regionale e il presunto sistema illecito di gestione dell'immondizia
Una piattaforma di trattamento rifiuti in Sicilia dove, per anni, si sarebbero conferiti materiali senza il giusto pretrattamento, interrando frazioni che non rispettavano le norme, allo scopo di rallentare l'esaurimento della discarica. Questo è, in sintesi, il quadro che emerge dall'inchiesta coordinata dalla Dda di Caltanissetta e dai carabinieri sulla piattaforma di Timpazzo.
Cinque persone sotto la misura degli arresti domiciliari
Al centro dell'operazione ci sono cinque indagati, tutti sottoposti alla misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. In prima fila c'è Giovanna Picone, la manager di Impianti Srr, figura che ha rappresentato il perno della gestione dalla costituzione della società in house. Un anno fa, il consiglio di amministrazione della Srr, l'ente che sovrintende al sistema territoriale dei rifiuti, l'ha confermato nel suo ruolo. Accanto a lei, altri quattro professionisti: i tecnici Salvatore Parlatore (che si è dimesso già oltre un anno fa) e Giuseppe Bellavia, e i capisquadra Angelo Collodoro e Salvatore Falduzza. La società Impianti SRR, controllata dalla Srr4, è stata posta in amministrazione giudiziaria.
Un commissario per riformare il ciclo dei rifiuti
Il dottor Marco Valenza è stato nominato commissario per un anno dal gip di Caltanissetta, Graziella Luparello. Il giudice ha motivato il provvedimento con un'obiettivo chiaro: garantire «un rinnovato modello gestionale e l'esercizio di attività sanatorie dell'ambiente, rispetto al danno significativo cagionato dagli indagati». Accogliendo le richieste della Direzione distrettuale antimafia, il giudice Luparello ritiene necessario riformare in modo integrale il ciclo dei rifiuti. Non un semplice intervento correttivo, ma di una trasformazione completa del sistema.
Le intercettazioni choc: «Prostituito la vasca a un presidente vigliacco»
Ma ecco il punto più controverso dell'inchiesta. Secondo gli investigatori, l'operato della manager Picone era oggetto di aspre critiche da parte di uno dei suoi principali collaboratori, l'ingegnere Salvatore Parlatore, a sua volta indagato e sottoposto a misura cautelare. In alcune intercettazioni telefoniche, Parlatore sostiene che l'ingegnere Picone avrebbe «prostituito la vasca» di Timpazzo «a un presidente vigliacco che non ci ha neanche aiutati». La frase contiene un implicito riferimento al presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, che ha affidato a Giovanna Picone diversi incarichi.
In un'altra conversazione, parlando con un familiare, Parlatore afferma che la manager avrebbe «bruciato la discarica in due anni e mezzo». Il tono è drammatico: «È l'inizio della fine», commenta, bollando alcune decisioni della manager come «giovannate». La stessa Picone, sempre secondo gli atti dell'inchiesta, si sarebbe opposta fermamente a uno stop dei conferimenti nella vasca. A Parlatore avrebbe replicato: «Glielo dici tu al presidente della Regione…»-
Carabinieri con videocamere: oltre 70 conferimenti irregolari in un solo giorno
I Carabinieri hanno condotto un'attività di monitoraggio particolare. Dopo aver installato videocamere nel sito di Timpazzo—che sarebbero state successivamente scoperte dagli operatori—avrebbero documentato oltre settanta conferimenti irregolari anche nell'arco di una sola giornata.
Alle attività di stoccaggio e interramento sarebbero state adibite almeno tre squadre di operai, che lavoravano secondo un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe comportato l'abbancamento nell'invaso E di rifiuti non pretrattati e l'interramento di frazioni non conformi.
L'inchiesta nasce dalla Procura di Gela
L'indagine non nasce dal nulla. Origina da un procedimento della Procura di Gela, che sfociò in un primo sequestro poi revocato. Quel filone penale risulta tuttora pendente. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e i carabinieri che hanno coordinato l'inchiesta, la presunta gestione irregolare dei conferimenti nella vasca E sarebbe proseguita fino al 2024.
Le ricadute ambientali: il danno che dovrà essere sanato
Le contestazioni non riguardano solo la gestione irregolare, ma anche le ricadute ambientali che tali condotte avrebbero prodotto. L'abbancamento di rifiuti non pretrattati e l'interramento di frazioni non conformi nell'invaso E hanno causato un danno significativo all'ambiente.
Ora sarà compito del commissario giudiziale Marco Valenza gestire le attività sanatorie per ripristinare l'ambiente danneggiato, mentre il ciclo dei rifiuti locale dovrà essere riformato integralmente, come richiesto dalla Dda e approvato dal giudice Luparello. Una storia che, secondo Parlatore, segna «l'inizio della fine» di un modello gestionale che, per anni, ha operato al centro della piattaforma di Timpazzo, con conseguenze che la Sicilia dovrà affrontare nei mesi e negli anni successivi.

