L'OPERAZIONE
Voti comprati e favori: sindaco di Spadafora arrestato per scambio elettorale politico-mafioso con i fratelli Bonaffini
In manette Letterio Pistone, e i due fratelli di 75 e 71 anni, ritenuti «contigui alla famiglia mafiosa dei cosiddetti barcellonesi». I nomi
Con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso e di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, i carabinieri hanno arrestato il sindaco di Spadafora, Letterio Pistone, e due fratelli di 75 e 71 anni, Angelo e Benedetto Bonaffini, ritenuti “contigui alla famiglia mafiosa dei cosiddetti barcellonesi”. Per il primo cittadino sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, in occasione delle consultazioni comunali dell'8 e 9 giugno 2024, Pistone avrebbe beneficiato di un sostegno nelle urne garantito dall’intervento dei due indagati, che avrebbero procurato voti facendo leva sulla propria influenza e sulla percezione di una loro vicinanza alla criminalità organizzata.
Il sindaco, politicamente vicino a Beppe Picciolo, e i due Bonaffini, conosciuti per la vendita di pesce a Spadafora (non a Messina Sud) sono adesso ai domiciliari. Angelo Bonaffini è il padre di Ninetta e Salvatore Bonaffini, quest'ultimo arrestato nell'ambito dell'operazione Predominio ha avuto una condanna definitiva a 10 anni. L'operazione Predominio della Dda di Messina, aveva smantellato due organizzazioni mafiose, di cui una, quella in cui era coinvolto Bonaffini, dedita al narcotraffico.
L’indagine ipotizza inoltre che, una volta eletto, il sindaco abbia adottato una serie di atti amministrativi in favore dei due indagati, tra cui assegnazioni di parcheggi pubblici su aree pertinenziali di immobili privati, sgravi e agevolazioni fiscali relativi all'Imu, procedure agevolate per acquisire documentazione utile alla definizione di pratiche amministrative e cambi di destinazione d'uso di immobili.
Nel medesimo procedimento, scattato all’alba, emerge anche un secondo filone che coinvolge il primo cittadino e un’insegnante cinquantenne.
La Procura contesta che, durante la campagna, la donna abbia operato all’interno di una sezione elettorale, trasmettendo in tempo reale informazioni sull’andamento del voto e modificando, in alcuni casi, schede nulle o contestabili. In cambio, sempre secondo l’accusa, avrebbe ottenuto un incarico di collaborazione volontaria presso il Comune e l’ammissione di un suo familiare al servizio civile retribuito presso la Pro Loco di Spadafora.