Il rogo
Paternò, brucia l'accampamento dei lavoratori stagionali: i migranti lavorano coi pompieri per spegnere le fiamme
Da anni si cerca una soluzione per fare vivere i cittadini stranieri dell'insediamento informale in condizioni meno pericolose per la loro salute, ma finora è stato impossibile
Un incendio di vaste dimensioni ha quasi completamente devastato, oggi pomeriggio, l’area di “Ciappe bianche”, alla periferia di Paternò, in provincia di Catania.
La vasta zona da anni ospita un campo nato abusivamente di lavoratori stranieri stagionali, impiegati nei fondi agricoli della piana etnea, soprattutto durante la campagna agrumicola. L’insediamento oggi è abitato da circa una ventina di stranieri che oggi pomeriggio hanno lavorato insieme ai Vigili del fuoco nel tentativo di contenere le fiamme.
Non è chiaro cosa abbia determinato il rogo, scoppiato intorno alle 14,30, impossibile da accertare anche il luogo da dove le fiamme sono divampate. Il vento che oggi pomeriggio soffiava forte nell’area ha, invece, fatto il resto, permettendo il propagarsi del fuoco alimentato dai rifiuti e dalle erbacce secche che dominano nell’ampia zona, già qualche settimana fa oggetto di altri roghi.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Paternò che hanno lavorato per tutto il pomeriggio. A “Ciappe bianche”, anche i carabinieri della Compagnia paternese che hanno verificato che non vi fossero pericoli per le persone che vivono nell’area. Sul posto, anche i volontari di protezione civile e i Vigili urbani paternesi. Ad aiutare i pompieri gli abitanti del campo armati di secchielli. Nella voce di tanti la disperazione per quanto stava accadendo e la paura che le fiamme potessero propagarsi ancora e bruciare ogni cosa.
Il fuoco è stato completamente spento nel tardo pomeriggio. A verificare quanto accaduto è arrivato anche il commissario straordinario Santi Giuffrè che ha incontrato le persone che lì vivono. Sul posto anche il comandante dei carabinieri della Compagnia di Paternò, il capitano Marco Savo.
Per fortuna nessun ferito. Alla fine del rogo, con l’area quasi completamente devastata dalle fiamme, si contano sette tende disabitate distrutte.
I cittadini migranti che vivono lì, a rogo domato, hanno deciso di rimanere nell’area e non lasciare le loro tende. Con loro anche i volontari dell’Apas di Paternò.
Per eliminare “Ciappe Bianche” e l’indecenza che rappresenta dal punto di vista umano, in Prefettura, a Catania è attivo un tavolo tecnico con diversi attori interessati, dalle Istituzioni, alla Caritas, alle associazioni di volontariato, con l’obiettivo di trovare una soluzione abitativa dignitosa per i lavoratori stranieri. Il problema è che il tavolo non sembra funzionare. Sono trascorsi tre anni da quando è stato attivato e ad oggi non si è riusciti a eliminare quell’insediamento, dove numerosi lavoratori (in piena campagna agrumicola sono almeno 200 le persone che vivono nell’area) dormono in tende di fortuna, senza luce né acqua, in condizioni igienico-sanitarie disastrose.
In Prefettura era stata indicata una soluzione a tappe, nel breve, medio e lungo termine, ma ad oggi nessuna delle tre è concretamente partita. Tante le ipotesi al vaglio, ma nessuna sembra essere completamente soddisfacente. A Paternò nelle ultime settimane è, poi, scoppiato anche un caso attorno al possibile insediamento per ospitare i lavoratori stranieri. A innescarlo la proposta dell’associazione “Penelope” che sta gestendo i fondi della Regione legati al progetto “Supreme 2”. Il gruppo in Prefettura ha proposto come possibile sito ospitante l’ex Albergo Sicilia, all’ingresso della città, di proprietà della Città Metropolitana di Catania. Subito contrari si sono schierati tanti cittadini e numerose associazioni che hanno organizzato anche sit-in davanti l’ex struttura ricettiva, chiusa da decenni.
Parere contrario ha espresso anche la commissione straordinaria (con in testa il suo presidente Santi Giuffrè), che dal suo insediamento ha avviato una trattativa con la Città Metropolitana per poter recuperare l’immobile.