Cultura
Stefania Auci e quei giorni da... Leoni: "Adesso magari inizio a scrivere dei tempi di oggi"
La scrittrice trapanese ma palermitana di adozione, racconta il rapporto con i suoi fortunati personaggi dell'epoca dei Florio. E anche se stessa
«Ancora non mi spiego questo successo: ci sono lettori che hanno amato i libri per la scrittura, altri perché si sono ritrovati in dinamiche familiari che sentivano vicine, e altri ancora che sono rimasti entusiasti di conoscere la storia di questa famiglia». Stefania Auci con la sua epopea familiare senza tempo sui Florio, ha incollato sulle pagine milioni di persone. Auci, trapanese - ma palermitana d’adozione - ha esportato il fascino della Palermo ottocentesca in tutto il mondo. Tradotta in oltre 40 lingue, e dopo essere stata declinata in una serie tv, la saga ha chiuso un’ideale trilogia con il prequel “L’alba dei Leoni”, uscito quest’anno per Editrice Nord.
Lei ha dichiarato che “L’alba dei Leoni” è stato il suo romanzo più difficile da scrivere.
«Sì, c’era una certa carenza di fonti storiche e, soprattutto, una notevole differenza dal punto di vista della forma mentis dei personaggi. Sembra strano, ma anche solo una differenza di quarant’anni segna un vero e proprio abisso nel modo di pensare e di relazionarsi con gli altri. Tra Settecento e Ottocento ci sono differenze fortissime, specialmente se contestualizzate in un ambito piuttosto ristretto come quello della Calabria dell'epoca».
Com’è stato separarsi dai suoi personaggi, dopo sette anni dal primo romanzo della saga?
«È stato giusto. Sia io che loro ci eravamo dati reciprocamente tutto, non c’era davvero più niente da dire. Con la morte dei protagonisti e la descrizione degli eventi calabresi, credo che il cerchio si sia chiuso. Per il futuro sto valutando se continuare con i romanzi storici, o ambientarli nel presente».
A proposito di presente, secondo lei Palermo conserva ancora oggi le tracce dell’antico splendore descritto nei suoi romanzi?
«Un po’ ci prova, e un po’ ci riesce. Troppo spesso, però, si lascia un po’ andare e soprattutto si lascia involgarire da persone che cercano di sfruttare il suo fascino. Palermo non è assolutamente una città facile. È anche vero che, come disse qualcuno tempo fa, il vero problema di Palermo sono i palermitani, che non la valorizzano».
Il fenomeno Camilleri ha aperto tempo fa un filone che lega la Sicilia al genere giallo. Lei pensa che la sua saga ha già aperto un nuovo trend?
«Dopo i miei libri sono uscite tantissime epopee, saghe familiari e storie d’impresa. Quindi sì, credo che qualcosa sia successo e che ci sia stato uno smottamento a livello editoriale. Probabilmente un effetto di emulazione c’è stato».
Nel mondo della scrittura, percepisce ancora una differenza di trattamento tra uomini e donne?
«È abbastanza palese. Basti pensare a quello che succede con gli esami di maturità: sono anni che, a parte una rara eccezione qualche tempo fa, nelle tracce di letteratura non vengono citate donne, che siano poetesse, scrittrici, giornaliste o intellettuali. Speriamo che questo possa cambiare presto».