la polemica
Uscire da Siciliacque non è più un tabù: il fronte trasversale per riprendersi l'acqua
Maggioranza e opposizione si uniscono all'Ars contro le logiche di profitto. Cambiano (M5S): "Pronti a comprare il 75% delle quote dai privati". La Società: "La carenza idrica non è colpa nostra"
Di fronte all’ennesima estate di disagi, soprattutto nell’Agrigentino, vacilla un vecchio tabù: l’ipotesi di lasciare Siciliacque non è più impronunciabile.
Nel corso di una recente audizione davanti alla Quarta Commissione dell’Assemblea regionale siciliana è emerso un quadro preoccupante. Aica, la società idrica dei Comuni agrigentini, ha denunciato di trovarsi letteralmente "sotto ricatto" da parte di Siciliacque, una situazione che, a suo dire, mette in scacco la gestione pubblica in favore di criteri esclusivamente economici.
Il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, ha lanciato un allarme severo: il territorio sarebbe a un passo da una crisi irreversibile, con il rischio di travolgere l’intero tessuto produttivo locale. Il primo cittadino ha sottolineato come quella idrica non possa più essere definita "emergenza", essendo ormai un appuntamento fisso di ogni estate. Ha inoltre accusato apertamente Siciliacque di agire come una società privata interessata soltanto a dividendi e profitti, ribadendo che i pozzi siciliani devono tornare nella disponibilità della collettività. Prende così forma un fronte trasversale per la ripubblicizzazione.
La gestione affidata a Siciliacque dal 2004 è stata bollata come un "fallimento" dal deputato Ismaele La Vardera (Controcorrente).
E, fatto politicamente rilevante, l’ipotesi di un passo indietro raccoglie consensi oltre gli schieramenti: i deputati Cambiano, La Rocca Ruvolo, Pace e Balsamo hanno sottoscritto un ordine del giorno per valutare l’uscita da Siciliacque.
A indicare una possibile via operativa è Angelo Cambiano (M5S), che propone di far acquisire alla Regione il 75% delle quote oggi in mano al socio privato. Un’operazione ritenuta sostenibile grazie ai circa 600 milioni di euro previsti nella prossima variazione di bilancio regionale.
L’assessore all’Energia, Colianni, ha già manifestato un’apertura di massima, riconoscendone l’interesse e la valenza strategica per il futuro del sistema idrico isolano.
Non mancano, tuttavia, resistenze significative. Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia, difende la gestione unificata e bolla l’uscita da Siciliacque come "uno slogan vuoto" che riporterebbe l’Isola al caos e alla frammentazione del passato. A suo avviso, l’attuale crisi non dipende dalla carenza d’acqua — con invasi pieni grazie alle piogge invernali e agli interventi regionali — bensì da una distribuzione inefficiente.
Immediata la replica di La Vardera, che accusa la Regione di stare "dalla parte dei privati e con chi monopolizza la cosa pubblica", ricordando a Pellegrino che sono proprio esponenti della stessa maggioranza a chiedere la rottura con Siciliacque.
Il confronto resta acceso, ma il segnale è chiaro: con i rubinetti a secco e cittadini esasperati, blindare i profitti privati sull’acqua dell’Isola non è più un’opzione intoccabile.
In serata è arrivata anche la posizione di Siciliacque. “Fermo restando il rispetto per le posizioni espresse dai deputati siciliani in sede di audizione presso la commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, Siciliacque ritiene necessario ribadire con forza e la massima chiarezza alcuni punti essenziali. La società vanta crediti di gestione rilevanti: circa 16,3 milioni di euro per sorte capitale nei confronti del gestore unico d’ambito di Agrigento, di cui 10 milioni messi a disposizione dalla Regione potranno essere incassati solo nel 2027 e 19 milioni di euro per la fornitura idrica già effettuata negli ultimi 2 anni e mezzo ai Comuni ex Eas. Una situazione che già nel corso del 2024 ha reso necessario un aumento di capitale e un finanziamento soci per complessivi 40 milioni di euro: misure indispensabili per garantire la stabilità finanziaria e assicurare la continuità del servizio, nonostante il mancato riconoscimento dei pagamenti dovuti che continua a reiterarsi”.
“In questo contesto, Siciliacque ha continuato, continua e continuerà a operare con trasparenza ed efficienza, mantenendo la sostenibilità economica necessaria a garantire il servizio previsto – sottolinea l’azienda -. Permangono, tuttavia, criticità significative nel rapporto con Aica, risolte finora solo grazie all'intervento diretto della Regione. Su un punto occorre essere espliciti: i problemi legati alla carenza di risorsa idrica all’interno dell’ambito non rientrano né nelle competenze né nelle responsabilità del gestore di sovrambito, al quale non compete la distribuzione locale. Attribuire a Siciliacque responsabilità che fanno capo ad altri soggetti non contribuisce a risolvere le difficoltà delle comunità interessate. Siciliacque conferma la piena disponibilità al confronto con le istituzioni nazionali, regionali e locali, in ogni sede e in qualsiasi momento”.