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ong sos Humanity

Dai cantieri di Licata alle rotte della Tunisia: la missione umanitaria della "Humanity 2"

Il direttore delle operazioni Till Rummenhohl celebra il traguardo raggiunto. In un anno nero che conta già oltre 1.300 scomparsi secondo i dati Oim, la nuova vela punta a colmare i vuoti istituzionali nei salvataggi

25 Giugno 2026, 16:42

Dai cantieri di Licata alle rotte della Tunisia: la missione umanitaria della "Humanity 2"

C’è un filo rosso che unisce l'attivismo internazionale, la solidarietà civile tedesca e le banchine della costa agrigentina. Questo filo si è concretizzato oggi a Licata, scelta come teatro per il battesimo della Humanity 2, la nuova nave di soccorso dell’Ong Sos Humanity. Una cerimonia che consacra la città marinara come un hub strategico fondamentale per le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale.

La nuova imbarcazione, una barca a vela lunga 24 metri acquistata nell’ottobre dello scorso anno, è in realtà un prodotto del territorio: la sua radicale trasformazione in un'unità di soccorso d'avanguardia è avvenuta proprio all’interno del cantiere navale di Licata. Qui, per mesi, il duro lavoro dello staff si è intrecciato con la dedizione di numerosi volontari locali e internazionali, che hanno lavorato fianco a fianco per riconvertire gli spazi dello scafo. Grazie a questo sforzo collettivo, la barca potrà ospitare un equipaggio di 10 professionisti e accogliere a bordo fino a 100 persone tratte in salvo.

L'investimento su questa nuova unità risponde a un quadro drammatico. Secondo i dati aggiornati dell’Oim, nel 2026 lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono già almeno 1.330 i migranti annegati o scomparsi, segnando l’ inizio d’anno più letale mai registrato dal 2014. In questo scenario, la Humanity 2 opererà come risorsa flessibile, muovendosi principalmente nelle acque al largo della Tunisia o più a sud, affiancando la Humanity 1 (attiva dall'agosto 2022) e raddoppiando le capacità operative dell'organizzazione.

Il varo licatese ha assunto anche un forte valore politico e simbolico grazie alla presenza del "padrino" della nave, David Yambio, direttore esecutivo di Refugees in Libya e lui stesso un tempo profugo in mare. «Schiereremo anche 30.000 navi civili se necessario, nonostante ogni tentativo di criminalizzare la nostra solidarietà», ha dichiarato Yambio. Sulla stessa linea Till Rummenhohl, direttore generale di Sos Humanity, che oltre a ringraziare le maestranze e i volontari ha ricordato la seconda missione della barca nata a Licata: monitorare e testimoniare le violazioni dei diritti umani nel Mediterraneo.