l'intervista
Catania, il generale della Guardia di Finanza: «Le mafie investono sempre di più nel tessuto economico legale»
In occasione dei 252 anni della fondazione, il comandante provinciale Marco Filipponi traccia il quadro delle nuove sfide
Nec recisa recedit (neanche spezzata retrocede). L’antica locuzione riscoperta e dedicata da Gabriele D'Annunzio alle Fiamme Gialle, divenuta ufficialmente il motto araldico della Guardia di Finanza nel 1933. Simboleggiando tenacia, resistenza e assoluta dedizione al dovere è lo spunto per ricordare i 252 anni della sua fondazione. E a introdurre le celebrazioni per l’anniversario è il generale di brigata Marco Filipponi, da un anno alla guida del Comando provinciale etneo. «Catania - dice a La Sicilia - è una città complessa, con diverse contraddizioni e allo stesso tempo accattivante. Che ha le carte in regola per crescere e la voglia di crescere. Una provincia che per il corpo della Guardia di Finanza è un unicum dove sono presenti e operano in sinergia la componente territoriale, quella navale e quella aerea e il soccorso alpino che guarda all’Etna».
Il contrasto all'evasione fiscale e al sommerso resta una priorità assoluta. Sul piano qualitativo, sta cambiando il profilo degli evasori che incontrate sul territorio: si tratta ancora di fenomeni frammentati o emergono strutture sempre più organizzate?
«Il contrasto dell’evasione fiscale costituisce chiaramente un obiettivo assolutamente prioritario nell’azione della Guardia di finanza su tutto il territorio nazionale e, quindi, anche qui a Catania, trattandosi di una provincia rilevante da un punto di vista economico nel panorama regionale e, più in generale, del Sud Italia. Una priorità che deriva dalla consapevolezza che le frodi fiscali, il sommerso d’azienda e il sommerso di lavoro costituiscono un gravissimo ostacolo allo sviluppo economico perché genera, tra l’altro, un effetto distorsivo sulla concorrenza e sulla competitività degli operatori onesti. La nostra attenzione è da tempo ormai focalizzata sui contribuenti connotati da un più elevato indice di pericolosità fiscale e, quindi, abbiamo sempre più spesso modo di intercettare situazioni in cui i soggetti economici coinvolti sono inseriti in circuiti di frode “strutturati” che travalicano i confini non solo della regione ma anche quelli nazionali».
Le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale continuano a rappresentare una minaccia sistemica. Negli ultimi mesi ha percepito un mutamento nelle strategie di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti, magari con l'utilizzo di nuovi strumenti finanziari o digitali?
«La criminalità organizzata, anche di stampo mafioso, continua certamente a operare in alcuni contesti secondo logiche tradizionali, ma si è ormai da tempo evoluta perseguendo strategie di infiltrazione nell’economia legale, funzionali al riciclaggio dei proventi illeciti conseguiti, ad esempio, attraverso il traffico degli stupefacenti. E ciò avviene soprattutto nei territori, come quello etneo, che offrono maggiori opportunità perché hanno un tessuto economico più sviluppato. La globalizzazione dei mercati, la digitalizzazione delle attività economiche, l’utilizzo delle criptovalute, l’evoluzione dei sistemi finanziari e l’impiego sempre più sofisticato delle tecnologie informatiche offrono grandi opportunità di crescita all’economia sana, ma chiaramente generano, al tempo stesso, nuovi spazi di azione per la criminalità economica e finanziaria. Il nostro sforzo quindi è quello di restare al passo con la “rivoluzione tecnologica” in atto, anche perché essa ridefinisce, di giorno in giorno, le frontiere della legalità. Su questo fronte la Guardia di Finanza si è, tra l’altro, dotata di numerosi strumenti informatici a supporto delle investigazioni, soprattutto funzionali all’aggressione dei patrimoni illeciti. Si tratta di strumenti in costante aggiornamento e che sono strategici per rendere sempre più rapido ed efficiente l’utilizzo in chiave investigativa del rilevante patrimonio informativo contenuto nelle banche dati in uso alla Guardia di finanza».
Il Pnrr ha portato ingenti risorse sul territorio. A che punto è la vigilanza sulla corretta destinazione di quei fondi, e quali sono i segnali di rischio che avete imparato a riconoscere sul campo?
«Si tratta di un settore in cui la Finanza agisce sia sul piano della prevenzione che su quello della repressione degli illeciti, impegnandosi, anche qui in provincia di Catania, nell’esecuzione di interventi amministrativi d’iniziativa, mirati prioritariamente alla verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti per la richiesta della specifica erogazione pubblica, nonché alle connesse modalità di impiego e destinazione delle risorse. La nostra azione si basa su specifiche analisi che traggono origine da elementi conoscitivi tratti dal controllo del territorio e dall’analisi delle informazioni ricavabili dalle banche dati in uso alla Guardia di finanza. Un patrimonio conoscitivo arricchito anche dalle informazioni acquisite dalle collaborazioni istituzionali intessute dal corpo con le principali amministrazioni, autorità ed enti gestori di risorse pubbliche, nella prospettiva di orientare gli interventi ispettivi secondo criteri di sempre maggiore efficacia ed efficienza».
La lotta alla contraffazione e alla tutela del Made in Italy resta un fronte delicato, anche per le ricadute sull'economia locale. Quali filiere produttive o commerciali desta oggi maggiore preoccupazione nell’area etnea?
«Il fenomeno della contraffazione costituisce un “moltiplicatore di illegalità”, perché alimenta fenomeni di evasione fiscale, lavoro sommerso e riciclaggio. Si tratta di un settore che, peraltro, può certamente risultare appetibile per gli interessi “imprenditoriali” della criminalità organizzata. La nostra azione di contrasto nello specifico settore ha portato nell’ultimo anno al sequestro di diversi milioni di prodotti contraffatti ed è sistematicamente orientata alla ricostruzione della “filiera del falso”, al fine di individuare, in particolare, coloro che, “a monte”, si siano occupati di organizzare la produzione e la successiva commercializzazione ai vari livelli dei beni in questione. Si tratta di filiere che chiaramente sono spesso caratterizzate da canali di approvvigionamento internazionali. La nostra attenzione è chiaramente puntata anche sul monitoraggio del web e dei “social”, piattaforme attraverso cui vengono proposti in vendita prodotti contraffatti. Colgo l’occasione per sottolineare che chi compra e utilizza merce falsa mette a rischio la propria salute, perché i beni contraffatti possono essere realizzati utilizzando anche prodotti tossici e nocivi».
Sul fronte della sicurezza pubblica, la Guardia di Finanza garantisce un impegno crescente in termini di ordine pubblico e soccorso alpino. Come si concilia questa funzione con quella più strettamente investigativa ed economico-finanziaria, in termini di risorse e priorità?
«L’impegno nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica continua a essere garantito nell’ambito della gestione delle manifestazioni pubbliche e di eventi di particolare rilevanza, con l’impiego dei militari specializzati anti terrorismo. La finanza, come forza di polizia e corpo armato dello Stato, rientra tra le strutture operative del servizio nazionale della Protezione Civile e ha, quindi, il compito di contribuire attivamente alla salvaguardia della pubblica incolumità, intervenendo in situazioni di crisi mediante l’impiego integrato di risorse umane e strumentali altamente specializzate, così come avvenuto, ad esempio, in occasione del ciclone Harry. In questo ambito, il soccorso alpino della Guardia di finanza (Sagf) costituisce la “polizia della montagna”, che opera in stretta sinergia con gli altri organismi ed enti del settore, oltre che in sistematico coordinamento anche con la componente aerea, fondamentale soprattutto nelle zone montane. Ci avvaliamo anche di strumentazioni tecnologicamente all’avanguardia, che ci permettono di rilevare la presenza di dispositivi elettronici (in primis gli smartphone) in determinate aree territoriali e, quindi, di individuare persone smarrite o in difficoltà. Basti pensare che nell’ultimo anno gli interventi della stazione Sagf di Nicolosi hanno permesso di portare in salvo oltre 130 persone. Tra le tante operazioni ricordo quella portata a termine durante l’emergenza maltempo dovuta al ciclone Harry che consentito il salvataggio di una famiglia di turisti svizzeri, tra cui una bambina di quattro anni, rimasta bloccata da una violenta bufera sull’Etna».
Questa mattina, a partire dalle 9.30 nella caserma "Angelo Majorana" di piazza San Francesco di Paola 2, si terrà la cerimonia in occasione del 252° anniversario di fondazione del corpo della Guardia di Finanza.