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il progetto

"Venti a favore delle donne": tre anni di rete, autonomia e speranza per chi subisce violenza

Il bilancio dell'associazione Thamaia: sportelli specialistici, 790 donne accolte, rapporti con le scuole e il proseguimento del finanziamento della Fondazione con il Sud

25 Giugno 2026, 20:32

20:40

"Venti a favore delle donne": tre anni di rete, autonomia e speranza per chi subisce violenza

È tempo di bilanci per il progetto “Venti a favore delle donne: percorsi di libertà per donne che subiscono violenza” ideato e coordinato dall’associazione Thamaia grazie al sostegno della Fondazione con il Sud che ha ritenuto i risultati di questa esperienza triennale talmente positivi per il territorio da avere annunciato che continuerà a finanziare direttamente le attività del centro antiviolenza. Un riconoscimento dell’importanza di questo progetto caratterizzato da un approccio sistemico e integrato e dal lavoro in rete con istituzioni, associazioni e scuole. “Una scelta - ha sottolineato la presidente di Thamaia Anna Agosta alla presentazione del dossier finale alla Biblioteca Ursino Recupero - non solo metodologica, ma profondamente politica che ha riconosciuto ai centri antiviolenza il ruolo di presidi di tutela e competenza che rivendicano da anni”.

Grazie al progetto è stata ampliata la rete territoriale a tutela delle donne che hanno subito violenza: sono stati coinvolti 16 partner di cui 5 Comuni (Catania, Misterbianco, Motta, Paternò e Adrano, quest’ultimo ha deciso di mantenere aperto il centro antiviolenza e ha destinato a casa rifugio un immobile confiscato alla mafia), 4 scuole (San Giorgio, Sante Giuffrida di Adrano, Marconi di Paternò e Playschool di Misterbianco), il Policlinico, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e 5 enti del Terzo settore (Centro Astalli, Unione italiana ciechi, Confcooperative, Acli, associazione A Ibla Maior).

Attraverso questo progetto 790 donne hanno avuto il primo contatto con Thamaia e dunque colloquio di accoglienza, ascolto e orientamento. Un incremento reso possibile grazie all’aumento da 16 a 25 delle ore settimanali dedicate all’accoglienza telefonica, e grazie all’attivazione di due nuovi sportelli antiviolenza, uno ad Adrano e uno a Paternò. Inoltre per 18 mesi il Centro Astalli ha dedicato uno sportello alle donne migranti che subiscono violenza, violenza di cui spesso stentano a prendere consapevolezza anche per motivi culturali. Ancora. L’Unione ciechi ha aperto il primo sportello in Italia dedicato alle donne con disabilità che subiscono violenza con percentuali doppie rispetto alle altre donne. Grazie al progetto sono state formate 15 mediatrici culturali e, sui temi della disabilità, 60 operatrici dei centri antiviolenza, dei servizi sociali e dell’Asp, ed è stato istituito l’albo delle mediatrici culturali specializzate in violenza sulle donne. Inoltre molte donne sono state accompagnate nel percorso volto al raggiungimento dell’autonomia lavorativa: 37 hanno acquisito competenze specifiche, 3 hanno trovato lavoro e altrettante hanno avviato percorsi di autoimpiego, 8 sono coinvolte in laboratori di informatica, 2 hanno trovato casa, e 10 hanno intrapreso tirocini formativi.

I vari interventi hanno rafforzato la rete antiviolenza della Città Metropolitana e consolidato la collaborazione tra istituzioni, servizi pubblici, sistema sanitario, professionisti e Terzo settore e questo incrementa la capacità di dare risposte sempre più efficaci alla violenza maschile sulle donne. In particolare sono stati organizzati 3 cicli di formazione multidisciplinare con 50 partecipanti ognuno provenienti da Procura, ospedali, Asp, forze dell’ordine, Ussm, Uepe e servizio sociale, e sono stati formati 350 giornalisti e giornaliste per evitare forme di vittimizzazione secondaria a causa di considerazioni e linguaggi inappropriati. Ancora. Sono stati attivati tavoli tecnici dedicati alle donne con disabilità e alla violenza in gravidanza in merito alla quale si è scoperto che il 10% delle 300 donne intervistate ha dichiarato di avere subito violenza o abusi e il 30% di loro non ha mai chiesto aiuto.

Centrale, nell’ottica della prevenzione e del superamento degli stereotipi di genere, la centralità data alla scuola e alla formazione di docenti, famiglie e giovani, in particolare bambini d’asilo e delle prime classi delle elementari cui non si è parlato di violenza, ma di potere nella sua forma positiva: il potere di essere, di fare, di scegliere e di dire no, concetti attraverso cui si impara l’autodeterminazione, il rispetto del consenso e si modifica l’immaginario sul maschile e sul femminile.

All’incontro - moderato da Anna Agosta, coordinatrice del progetto - hanno partecipato Vita Salvo e Agata Lopes di Thamaia, Gina Occhipinti del Policlinico, Tiziana Caruso e Concetto Mannisi dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Simonetta Cormaci di Uici e Riccardo Campochiaro del centro Astalli. Sono intervenuti Salvatore Montemagno della Questura, gli assessori ai servizi sociali Maria Virgillito (Misterbianco) e Natale Consoli (Adrano) e la senatrice Valeria Valente.