L'anniversario
La strage di Ustica 46 anni dopo, Mattarella: "Ricomporre i fatti un dovere irrinunciabile"
Ustica, 46 anni dopo: Mattarella, solidarietà ai familiari e il dovere di ricostruire una tragedia segnata dall'ipotesi dell'abbattimento e dalla distruzione delle prove
Sono trascorsi 46 anni dalla strage nei cieli di Ustica, vicinanza e solidarietà — anzitutto ai familiari delle vittime — di un evento inaccettabile che il tempo non può lenire. Così il Presidente Mattarella.
Nella storia della Repubblica il segno di quella catastrofe non è cancellabile. Ricomporre quanto avvenne il 27 giugno 1980 in Mar Tirreno rimane un dovere irrinunciabile. Morte tutte le 81 persone a bordo del DC9 da Bologna a Palermo, ricorda Mattarella, tanti i corpi che non trovarono sepoltura.
Il volo di linea IH870, partito da Bologna e diretto a Palermo era operato dall'aeromobile DC-9 I-TIGI della compagnia aerea Itavia. A bordo c'erano 81 persone fra passeggeri e membri dell'equipaggio, che avevano atteso per oltre due ore di partire. L'aereo è esploso in volo ed è caduto nel mar Tirreno nelle acque fra le isole di Ponza e Ustica. L'ultimo contatto con l'aeroporto di Roma-Ciampino, che aveva la competenza su quel tratto dell'aerovia Ambra 13, è alle 20:59. Passarono 5 minuti, ma dal volo nessuno rispose alla chiamata per l'autorizzazione di inizio discesa su Palermo. Da qui i tentativi di contatto da parte delle torri di controllo di Roma e Palermo e anche di due voli sulla stessa rotta. Nessuna risposta.
Le operazioni di soccorso partirono alle 21:25 dirette dal Comando del soccorso aereo di Martina Franca. Da Ciampino alle 21:55 decollarono gli elicotteri per la perlustrazione della zona del probabile incidente. L'aereo era dato per disperso. Solo la mattina dopo un elicottero di soccorso individuò a circa 110 km a nord di Ustica alcuni detriti in superficie. Dopo arrivano gli altri pezzi dell'aereo e i corpi dei passeggeri. Furono ritrovate solo 38 salme.
Le ipotesi fatte sono state tante, varie e per lo più smentite. Non hanno trovato credito quella del cedimento strutturale e dell' esplosione interna. Sono state scoperte parti integre della fusoliera, segno che non poteva esserci stata un'esplosione partita da dentro l'aereo.
L'ipotesi accertata dalla magistratura (il giudice Rosario Priore nel 1999) è che l'aereo di linea si sia trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo in cui sarebbero stati coinvolti francesi, libici e statunitensi. Il volo Itavia sarebbe stato colpito per errore da un missile lanciato da un caccia Nato contro un Mig libico. Sull'aereo dello stato nordafricano, secondo quanto riportato dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ci sarebbe stato il leader libico Gheddafi e a lanciare il missile sarebbe stato un Mirage francese. Oppure il Dc-9 sarebbe stato colpito direttamente da uno dei velivoli in campo. La scatola nera aveva registrato fino a quel momento dati regolari per il volo. La registrazione finisce con la parola Gua... che potrebbe essere «guarda», ma non ce n'è conferma.
Di quella notte restano nei registri aerei e militari meno tracce di quello che ci si potrebbe aspettare. Così lo racconta Daria Bonfietti. «Quello che è successo è quello che ci ha consegnato la magistratura nel 1999, quella del giudice Priore. Il DC9 è stato abbattuto all'interno di un episodio di guerra aerea. Però chi aveva intelligenza, consapevolezza e coscienza di quanto accaduto ha fatto il possibile per distruggere tutta la documentazione possibile. Dai tracciati radar mancano piccoli pezzi: dalle 8:00 alle 8:15 a Poggio Renatico, dalle 8:20 alle 8:40 a Grosseto. Come dice Priore nelle tre pagine sulla distruzione delle prove: «Una mente intelligente ha tolto tutto quello che pensava potesse essere utile alla ricostruzione».»