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Il quadro

Gli effetti di un terremoto in Sicilia come quello del Venezuela: ecco cosa accadrebbe secondo un esperto

Il rischio maggiore riguarda gli edifici in cemento armato costruiti soprattutto tra gli anni sessanta e ottanta

27 Giugno 2026, 13:14

Un terremoto in Sicilia come quello del Venezuela sarebbe catastrofico: ecco cosa spiega un esperto

In Sicilia nove edifici su dieci sarebbero a rischio in caso di un terremoto dell’intensità di quello che ha colpito il Venezuela, di magnitudo 7.5. Almeno il 30% del patrimonio edilizio dell’Isola, infatti, è stato costruito senza alcun criterio antisismico, un altro 50% è stato realizzato secondo norme ormai superate, non in grado di garantire la resistenza a un sisma di quella magnitudo. Solo il 10% dal 2003 in poi, è stato adeguato sismicamente, soprattutto scuole e ospedali, ma non secondo le indicazioni più recenti. E solo il 10% (che comprende infrastrutture come ponti e dighe costruiti dopo il 2018) utilizza i sistemi di isolamento sismico introdotti con le norme più moderne. I dati non cambiano di molto nel resto della Penisola, dove eventi anche di intensità inferiore a quello che si è verificato nel Venezuela hanno provocato danni gravissimi e dove ci sono aree a notevole pericolosità come Sicilia, Calabria, Campania e arco appenninico. Il rischio maggiore riguarda gli edifici in cemento armato costruiti soprattutto tra gli anni sessanta e ottanta che, in presenza di terremoti molto forti, secondo gli esperti, potrebbero collassare «impacchettandosi» su sé stessi, come avvenuto a L’Aquila. Per decenni sono stati realizzate costruzioni con pilastri più sottili delle travi per cui, in presenza di un sisma molto intenso, i pilastri hanno ceduto, il solaio ha perso il sostegno e l’edificio è collassato. «Il problema è molto complesso - spiega l’ex direttore del Servizio sismico della Regione siciliana, l’ingegnere Leonardo Santoro - e riguarda principalmente la normativa che dovrebbe imporre la realizzazione dei nuovi edifici con isolamento sismico e l’adeguamento di quelli esistenti nel più breve tempo possibile». Un auspicio che si infrange contro la realtà se si pensa che, prosegue Santoro «sul fronte pubblico, nel 2003 lo Stato impose la verifica entro tre anni della vulnerabilità sismica di scuole e altri edifici pubblici, ma secondo i dati disponibili, almeno il 20% non è mai stato verificato e circa il 50% di quelli controllati necessita comunque di interventi di adeguamento».

Le norme tecniche sono cambiate nel tempo. Dal 1969 al 2003 l’edilizia è stata progettata con criteri antisismici che oggi risultano superati. Dal 2008 sono state introdotte prescrizioni più avanzate, ma solo nel 2018 si sono aggiunte indicazioni che si basano sul principio della dissipazione dell’energia e della gerarchia strutturale. Per le costruzioni esistenti, dunque, si dovrebbe procedere o a un adeguamento strutturale o, se impossibile o antieconomico, alla loro demolizione e ricostruzione. «Gli interventi principali - osserva Santoro - consistono nell’isolamento sismico, con dispositivi alla base dell’edificio in grado di separarlo dal terreno dissipando così l’energia del terremoto, oppure nel rinforzo della struttura, ad esempio aumentando la resistenza dei pilastri con fibre di carbonio o ricostruendoli con sezioni maggiori. L’isolamento sismico, introdotto dalle norme più recenti, è ancora poco diffuso: gli edifici che lo adottano sono poche decine per città. La legge non lo impone in modo generalizzato per le nuove costruzioni, lasciando discrezionalità al progettista, e spesso viene evitato per i costi». E criticità si registrano anche sui controlli. I progetti di costruzione vengono caricati su una piattaforma dal professionista incaricato e le verifiche sono effettuate a campione. Resta infine il nodo della pericolosità sismica. Nel 2006 l'INGV ha pubblicato le mappe di pericolosità, ma in alcune aree della Sicilia i livelli fissati dallo Stato risultano sottodimensionati, con riflessi sulle somme stanziate ad esempio per gli adeguamenti. In zone come il Belice la probabilità statistica di un terremoto catastrofico, ad esempio, è stata ritenuta più bassa, con effetti anche sui criteri progettuali adottati per nuove opere che dovessero essere realizzate.