Tribunale
Padre e figlio De Simone nel mirino dell'antimafia: 35 indagati tra estorsioni, droga e voto di scambio
Scenari di voto comprato e promesse di lavoro: i due siracusani nel mirino per associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due priolesi attorno ai quali si sarebbe sviluppata un'associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, al traffico di droga e al voto di scambio. Fabio De Simone (già detenuto per scontare una condanna) e il figlio Dilan, assistiti dagli avvocati Puccio Forestieri e Fabiola Fuccio, sono comparsi in videoconferenza davanti al Gip del tribunale di Catania, Fabio Di Giacomo Barbagallo. Padre e figlio, accusati dalla Procura distrettuale antimafia di associazione mafiosa, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee sostenendo la loro estraneità ai fatti oggetto della contestazione.
Nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, che si compone di 111 pagine, figurano trentacinque indagati, dei quali tre minorenni. Una parte delle indagini si sofferma sull'ipotesi di voto di scambio contestato ai due De Simone e a due ex consiglieri comunali di Priolo Gargallo. Secondo l'accusa, in occasione delle elezioni amministrative del giugno del 2023, Giuseppe e Manuel Pennisi, e Diego Giarratana avrebbero avvicinato i due principali promotori e organizzatori dell'associazione facendosi promettere voti in cambio di assunzioni ed impegni di lavoro.