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la svolta

Non più costrette a scegliere tra salute e università: l'Università di Catania introduce il congedo mestruale

Una misura storica per il diritto allo studio: UniCt tra i primi Atenei italiani a riconoscere la tutela per le studentesse con patologie certificate

28 Giugno 2026, 08:12

Non più costrette a scegliere tra salute e università: l'Università di Catania introduce il congedo mestruale

Il congedo mestruale come risposta alle esigenze delle studentesse che convivono con dolori invalidanti durante il ciclo. Il Senato Accademico e il Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo hanno introdotto la misura di tutela attraverso la modifica del regolamento per il riconoscimento dello status di studente lavoratore, studente atleta, studente in situazione di difficoltà e studente con disabilità.

UniCt è tra i primissimi atenei in Italia a legittimare questa condizione e a gettare così le basi per diventare modello per le altre università del paese.

L’iniziativa, promossa da Francesco Pezzillo, rappresentante degli studenti in CdA e sottoscritta insieme con Salvo Bonaccorso e Tommaso Palacino (Senato Accademico), nasce proprio nell’ambito dell’impegno delle realtà studentesche We Love UniCt e Sos UniCt. La misura prevede l’inserimento tra le condizioni che consentono il riconoscimento dello status di studente in situazione di difficoltà, della dismenorrea severa e delle patologie mestruali invalidanti certificate, quando tali condizioni incidano, anche periodicamente, sulla regolare frequenza di lezioni, laboratori e seminari, di tirocinio o delle altre attività formative obbligatorie.

«Il tema del congedo mestruale - spiega Pezzillo - ha acceso il dibattito per troppo tempo, quasi si trattasse di una battaglia ideologica. Noi abbiamo scelto di guardare oltre. Molte ragazze non dovranno più scegliere tra la propria salute e l’iter universitario vedendo finalmente riconosciuto quel diritto che da sempre era stato loro negato».

Per Bonaccorso: «La misura parla di pari opportunità in modo concreto. Troppo spesso, infatti, si afferma astrattamente il diritto allo studio, invece bisogna intervenire quando esistono condizioni personali o sanitarie che rischiano di rendere quel diritto più difficile da esercitare».

Per Palacino: «È una modifica solida si traduce in una tutela stabile, verificabile e uniforme, evitando che situazioni delicate vengano gestite caso per caso o lasciate alla sensibilità dei singoli corsi di studio».

Parla di «misura che si inserisce in un’ottica più ampia di attenzione al benessere personale e studentesco» il rettore Enrico Foti confermando «il ruolo dell’Ateneo come comunità capace di ascoltare e accompagnare i propri studenti».

«Dare visibilità e risposta a questo bisogno» - conclude il direttore dell’area Didattica Giuseppe Caruso - rappresenta un elemento di grande crescita del sistema universitario nel rapporto con il mondo studentesco e conferma l’importanza di costruire strumenti amministrativi capaci di tradurre le istanze della comunità in tutele concrete.