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Palermo

Sala delle Lapidi, restauri senza fine: ennesimo rinvio, la nuova data per il ritorno del Consiglio è il 12 settembre

Il presidente del consiglio comunale Tantillo: «Non sarà tollerato ulteriore ritardo». Oso-Controcorrente: «Un fallimento»

28 Giugno 2026, 06:30

Sala delle Lapidi, restauri senza fine: ennesimo rinvio, la nuova data per il ritorno del Consiglio è il 12 settembre

Soltanto mercoledì scorso, il presidente del consiglio comunale Giulio Tantillo lo aveva annunciato ai capigruppo, non senza gaudio. A luglio sala delle Lapidi sarebbe stata riconsegnata al Consiglio e alla città. Ma ogni capitolo di questo libro parla di proroghe, e la data si sposta ancora, di 120 giorni, rispetto alla richiesta del sodalizio temporaneo di imprese appaltatrici: quattro mesi che alla data della determina del dirigente, sono due: ultima data conosciuta, il 12 settembre. La richiesta delle ditte era di 150 giorni, ben cinque mesi. Incompiuti ancora, da pec dell’appaltatore dell’8 giugno, il restauro del soffitto ligneo, il restauro delle lapidi, il nuovo corpo bagni, il locale riserve idriche, il ripristino degli atrii di ingresso da vicolo Santa Caterina, l’atrio centrale.

Il taglio del nastro della sala e del percorso di accessibilità attraverso il delicato pavimento, era stato rinviato già dalla prima promessa di consegna a settembre 2025, poi gennaio 2026, ancora maggio e quindi giugno, per approdare poi a luglio. Ora, settembre. Ma ora basta, dice Tantillo: «Cerchiamo di non farne un dramma, ma la delusione c’è. Non un altro ritardo sarà tollerato, quella del 12 settembre deve essere l’ultima data, certa e perentoria. Ringraziamo davvero la Città metropolitana con la messa a disposizione di sala Martorana, ma la sistemazione ha limiti oggettivi e abbiamo assoluto bisogno dei nostri locali per lavorare bene».

La ditta che, nella cornice dell’accordo quadro dotato inizialmente di 4,45 milioni di euro, si è aggiudicata i lavori è l’Ati guidata da CoSan, che fa capo a Fabio Sanfratello, già presidente di Ance Palermo, mentre è stata incaricata per i restauri Siqilliya srl di Barcellona Pozzo di Gotto. Dello scorso lunedì, l’ultima relazione tecnica che indica i problemi più seri incontrati in corso d’opera.

Già il 5 febbraio 2024, a cinque mesi dall’inizio dei lavori, con una lettera alla Presidenza i consiglieri di Oso Controcorrente Giulia Argiroffi e Ugo Forello denunciavano: «Il cantiere è stato trovato sostanzialmente inattivo, con solo due operai impegnati in simbolici spostamenti di materiale» oltre all’«inaccettabile ritardo e stato di abbandono degli arredi lignei e dei preziosi busti, mobili fino al lampadario monumentale». Lo scambio era proseguito nel 2025 con un accesso agli atti nel quale i due consiglieri evocavano l’affermazione del dirigente durante il sopralluogo istituzionale che «i lavori sarebbero stati conclusi entro i primi due mesi del 2026». Circostanza smentita nel riscontro.

Alla notizia della nuova proroga, Argiroffi e Forello dichiarano: «L’ennesimo fallimento nella gestione di un’opera pubblica. Ma questo non è un cantiere qualunque: è il Palazzo della Città. Se il Comune non riesce a rispettare i tempi nemmeno per la propria casa, offre ai cittadini la rappresentazione più evidente della propria incapacità di programmare e far rispettare i contratti. La prima previsione di settembre 2025 è saltata, poi la seconda, poi la terza. Era legittimo pensare che almeno la quarta promessa sarebbe stata definitiva - si legge ancora - invece siamo alla quinta. Già durante il sopralluogo istituzionale del gennaio 2025 avevamo chiesto che venissero svolti tutti gli approfondimenti necessari sul soffitto ligneo proprio per evitare nuove sorprese e ulteriori rinvii. Richieste rimaste senza seguito».