Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
28 giugno 2026 - Aggiornato alle 00:07
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

l'analisi

Quando la rassegnazione e il fatalismo vincono su tutto: l'81% dei giovani non vede un futuro in Sicilia

Numeri drammatici dall'indagine del partito "Ora!" su 1.150 under 40. Un ragazzo su tre ha già abbandonato l'isola, ma un piano in cinque mosse prova a sfidare la sorte

27 Giugno 2026, 20:45

20:50

Quando la rassegnazione e il fatalismo vincono su tutto: l'81% dei giovani non vede un futuro in Sicilia

La Sicilia è attraversata da un’epidemia non sanitaria ma emotiva e sociale: la rassegnazione. Una resa silenziosa e persistente che svuota i centri urbani e affievolisce le aspirazioni di un’intera generazione.

I dati, severi e inequivocabili, delineano un arretramento collettivo: il 73% dei giovani siciliani ritiene che sull’isola non cambierà nulla, mentre l’81% non prevede miglioramenti nei prossimi dieci anni.

Da questa caduta di fiducia scaturisce un esodo continuo: un under 40 su tre ha già lasciato la regione.

A far emergere con nettezza questo malessere è un’analisi su 1.150 giovani tra i 18 e i 40 anni, commissionata dal partito Ora! e presentata a Catania nell’ambito dell’iniziativa «Costruiamo un futuro reale per la Sicilia».

Di fronte a una disillusione che pare diffusa, la risposta della formazione politica prova a superare le liturgie del passato: non più vaghe promesse, ma un piano organico in cinque punti per tentare un’inversione di tendenza.

La strategia si fonda su tre assi prioritari: attrarre grandi imprese tecnologiche; strutturare tre poli universitari a Palermo, Catania e Messina; e introdurre un nuovo schema di sostegno continuativo per imprese, startup e Istituti Tecnici Superiori.

L’obiettivo dichiarato è frenare la diaspora giovanile e valorizzare le competenze di chi sceglie di restare.

«Per la prima volta proponiamo qualcosa che va oltre lo slogan: obiettivi dichiarati, indicatori misurabili, scadenze precise», afferma Vincenzo Claudio Piscopo, membro dell’assemblea nazionale di Ora! Per Piscopo, questo è «il linguaggio che aspetta chi, da troppo tempo, sente solo promesse».

Un cambio di passo che punta a parlare proprio a quel 73% ormai rassegnato all’immobilismo. «Noi giovani siciliani non abbiamo più intenzione di aspettare che qualcuno migliori le cose per noi», incalza il segretario regionale del partito, Mattia Catalano, anticipando l’impegno nelle prossime competizioni amministrative e regionali.

La prova più ardua, tuttavia, non è l’enunciazione, ma la realizzabilità dei progetti in una terra segnata da cantieri incompiuti.

La promessa di Ora! è netta: non gravare ulteriormente sui contribuenti. Nessuna nuova imposta, spiegano dal movimento, bensì una profonda riorganizzazione della spesa.

I costi correnti verrebbero coperti liberando risorse già disponibili, mentre gli investimenti per campus e centri di ricerca farebbero leva sui fondi europei di coesione, sui programmi nazionali e sul cofinanziamento privato.

Resta l’interrogativo cruciale: basteranno la concretezza dei numeri e il ricorso ai finanziamenti europei a rianimare un’isola che, da troppo tempo, si sente costretta alla fuga?