l'inchiesta
«Devo pagare il muratore»: le mazzette a Michele Mancuso in "difficoltà" nonostante lo stipendio dell'Ars
L'ex deputato forzista e Lorenzo Tricoli a processo. Gli inquirenti indagano su un accordo sistematico per accumulare mazzette muovendosi nell'ombra e con estrema cautela. La Procura chiede l'immediato
Per la procura di Caltanissetta non ci sono dubbi: l’ex deputato di Forza Italia Michele Mancuso ha intascato una mazzetta complessiva di 12mila euro e non deve passare dall’udienza preliminare. Così per lui e per altri sette imputati arriva il giudizio immediato. La mossa della procura nissena non sorprende. L’ex deputato forzista è agli arresti in casa dallo scorso febbraio e il periodo di detenzione preventiva sarebbe dovuto scadere ad agosto. Così i tempi si allungano ulteriormente. Ma quella chiusa non è l’unica indagine a suo carico perché la squadra mobile di Caltanissetta sta verificando se tra lui e Lorenzo Tricoli, braccio destro del forzista in carcere dallo scorso marzo, ci sia stato un patto per incassare quanti più soldi liquidi possibili in cambio di favori. Un sistema che i due imputati hanno acclarato durante le intercettazioni effettuate dalla Mobile nell’ambito dell’inchiesta “Accordi silenti”.
«Di soldi io ne ho regalati che non hai idea - diceva Lorenzo Tricoli, parlando con Mancuso - guarda a quest’ora avrei almeno due milioni di euro. Io passo per delinquente e chissi poi passanu pi cavalieri della Repubblica». Una frase che per il gip sarebbe stata una sorta di confessione tra i due che si compiacciono «della loro proficua collaborazione e dell’abilità, acquisita in virtù dell’educazione ricevuta, di sapersi muovere con cautela e senza attirare attenzioni, qualità tramite le quali sarebbero stati in grado di non essere stati attinti, per fatti analoghi a quelli per i quali si procede, da provvedimenti limitativi della libertà personale». E su quest’accordo che c’è una nuova indagine. La procura ha disposto per Lorenzo Tricoli una perizia calligrafica per verificare se il biglietto scritto a mano con dentro due mila euro trovati nell’auto di Mancuso a gennaio sia stato scritto da lui. Una somma di denaro in contante per sollecitare l’Asp di Caltanissetta, in cui Mancuso era di casa, a disporre il trasferimento a Messina di un infermiere che svolge servizio all’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela. Non c’è neanche il tempo di chiudere un fascicolo sull’esponente politico che ce n’è un altro da analizzare in ogni sua forma.
Il giudizio immediato oltre a Mancuso e a Tricoli è stato chiesto per l’imprenditore della musica Carlo Rizioli, lo show man Ernesto Trapanese e sua sorella Manuela Trapanese ed Eugenio Bonaffini. Dietro alle mazzette per la procura di Caltanissetta c’è stato il finanziamento di 98mila per alcuni spettacoli da effettuare in provincia di Caltanissetta. Somme della Regione affidate direttamente all’associazione “Gentemergente” di San Cataldo di cui era responsabile Ernesto Trapanese che di fatto è il nipote di Lorenzo Tricoli.
In cambio l’associazione avrebbe versato del denaro alla società dello stesso Tricoli che avrebbe provveduto a darlo in contanti al deputato forzista. Lo stesso che comunicava a Tricoli di dover pagare il muratore che stava svolgendo i lavori nella casa di Milena e non aveva liquidità economica, pur ricevendo lo stipendio dall’Ars. Uno schiaffo morale per chi ogni giorno deve fare i conti con gli stipendi certamente più bassi rispetto a chi viene eletto a Palermo. Un accordo illecito tra Mancuso e Tricoli che li ha portati nei guai. Per il momento in questo capitolo giudiziario, non si sa per altre indagini che la Mobile sta conducendo anche sul fronte della sanità pubblica.