SANITÀ
Messina, infarto dopo il parto e trapianto di cuore: la storia di Miriam La Spada
La donna, 37 anni, è tornata a casa il 17 giugno dopo un mese e mezzo segnato da un infarto, un arresto cardiaco, il coma e un trapianto di cuore all'ISMETT di Palermo
Il primo abbraccio non è arrivato in sala parto. È arrivato due mesi dopo, quando il figlio più piccolo, Giorgio, non era più il neonato lasciato in ospedale pochi giorni dopo la nascita. Miriam La Spada, messinese di 37 anni, è tornata a casa il 17 giugno 2026 al termine di un percorso che dal cesareo del 16 aprile l'ha portata fino al trapianto di cuore del 4 maggio all'Ismett di Palermo.
I segnali dopo il parto
Giorgio è nato a Messina con un taglio cesareo il 16 aprile, al termine di una gravidanza che era stata regolare. I problemi sono esplosi nei giorni successivi: secondo quanto raccontato dalla stessa Miriam in un'intervista al Corriere della Sera, la pressione sarebbe salita fino a 185/110, le gambe si erano gonfiate e il malessere non somigliava ai normali disturbi del recupero post operatorio. A circa dieci giorni dal parto è arrivato un dolore violentissimo al petto, accompagnato da difficoltà respiratoria persistente.
Al pronto soccorso del Policlinico di Messina i medici hanno diagnosticato un infarto acuto in corso, con una parte del muscolo cardiaco già andata in necrosi. La coronarografia ha chiarito la causa: una dissecazione coronarica spontanea (SCAD) di tipo 4, patologia rara ma più frequente nelle donne giovani, specie in gravidanza o nel periodo immediatamente successivo al parto, quando può avere una presentazione clinica più severa.
Infarto, arresto cardiaco, coma di 18 ore
I cardiologi hanno posizionato quattro stent per tentare di riaprire il flusso coronarico, ma durante la procedura la paziente ha avuto un arresto cardiaco. È stata rianimata e sostenuta con una pompa intracardiaca percutanea inserita attraverso l'arteria femorale. Secondo quanto riferito dall'Ansa, le manovre rianimatorie e i supporti meccanici hanno permesso di preservare la perfusione degli organi vitali, condizione decisiva per i passaggi successivi. Nella ricostruzione raccontata al Corriere della Sera, Miriam è rimasta in coma per 18 ore.
Dopo il primo intervento al Policlinico, la donna è stata trasferita all'ospedale Papardo di Messina e collegata a un sistema di circolazione extracorporea. Solo dopo questa stabilizzazione è stato possibile organizzare il trasferimento in elicottero all'Ismett di Palermo. Secondo l'Ansa, la paziente è arrivata senza danni neurologici, renali o polmonari significativi - condizione che le ha permesso di essere inserita in lista zero, il canale di priorità assoluta per il primo organo compatibile disponibile.
Il trapianto del 4 maggio
Il 4 maggio, mentre era ancora sedata, all'Ismett è arrivato un cuore compatibile proveniente, come raccontato dalla stessa Miriam, da una città del Nord Italia. Il trapianto è stato eseguito in emergenza e, nel suo racconto, il nuovo cuore avrebbe ripreso a battere autonomamente. L'Ismett ha avviato il proprio programma di trapianto cardiaco nell'ottobre 2004: secondo la documentazione del centro sono stati eseguiti 302 trapianti dal 2004 al 2025, di cui 16 nel solo 2023.
La famiglia e il rientro a casa
A casa, durante le settimane più critiche, erano rimasti i due figli: il neonato Giorgio e Giulio, il primogenito di 4 anni. Il marito, Antonio Fenga, fotografo messinese, insieme ai nonni e alla rete familiare, ha retto i giorni dell'attesa. Dopo il rientro a casa il 17 giugno, il percorso prosegue con controlli serrati, terapia immunosoppressiva, monitoraggio del rigetto e una riabilitazione fisica e psicologica che si annuncia lunga.
L'ipotesi della gestosi post partum
Nel suo racconto al Corriere della Sera, Miriam collega l'origine della crisi a una gestosi post partum non riconosciuta in tempo. Su questo punto resta corretto mantenere prudenza: la conferma clinica più dettagliata riguarda la diagnosi di dissecazione coronarica spontanea e il conseguente infarto, mentre l'ipotesi sulla gestosi emerge dalle dichiarazioni della paziente e non da un referto diffuso integralmente. L'aumento della pressione arteriosa e l'edema agli arti inferiori rientrano comunque tra i segnali che, nel periodo successivo al parto, richiedono attenzione immediata quando si associano a dolore toracico, dispnea o un rapido peggioramento delle condizioni generali.
La rete che ha tenuto
La direttrice amministrativa del Policlinico di Messina, Elvira Amata, ha parlato di un "lavoro sinergico in rete" tra professionisti e strutture: senza diagnosi rapida, rianimazione avanzata, supporto meccanico alla circolazione, trasferimento protetto e disponibilità di un centro trapianti ad alta specializzazione, Miriam non sarebbe arrivata viva al momento in cui si è reso disponibile il cuore compatibile.
