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i dati

Povertà educativa, la Sicilia maglia nera per abbandoni e dispersione scolastica "implicita", gli studenti non raggiungono le competenze minime

Il fenomeno si accentua per le famiglie svantaggiate. Deliberato un Piano strategico regionale, del valore di circa 321 milioni di euro, per sostenere interventi che aiutino i ragazzi

29 Giugno 2026, 10:20

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Povertà educativa, la Sicilia maglia nera per abbandoni e dispersione scolastica "implicita", gli studenti non raggiungono le competenze minime

Il termine per definirla è “Povertà scolastica”. Un concetto forse burocratico ma che ben rappresenta come ogni studente che lascia, ogni giovane che non si forma, che abbandona anzitempo il percorso formativo, sia qualcosa che si perde. Una falla nel sistema Paese. E al Sud, in Sicilia in particolare, questo è ancora un fenomeno che segna intere generazioni. Meno che in passato, senza dubbio, ma quanto basta per impoverire, appunto, il futuro di una terra da cui, poi, fugge chi si laurea.
Tutti i dati e i numeri della situazione dell’Isola sono stati pubblicati nei giorni scorsi nel Piano regionale strategico per il contrasto alla povertà educativa, approvato dalla Giunta della Regione Siciliana per contrastare il fenomeno. Statistiche misurate in cooperazione con Istat e Invalsi.

L'analisi dell'indicatore della dispersione scolastica, ossia la quota di 18-24enni che abbandonano gli studi con la sola licenza media, rivela innanzitutto un profondo divario tra la Sicilia e il resto del Paese. Nel 2025 l'Italia ha registrato un tasso nazionale di dispersione pari all'8,2%, mentre l’Isola si attesta al 13,7% nel 2025 (era al 15,2% nel 2024). In dettaglio, nell'isola, tra i maschi la dispersione scende dal 17,3% del 2024 al 16,5% del 2025, mentre tra le femmine va dal 13 al 10,7.

Il secondo indicatore analizzato riguarda i giovani che non lavorano e non studiano (Neet), la cui tendenza evidenzia un generale miglioramento. In Sicilia la quota totale, tra i 15 e i 29 anni, si attesta al 22,8% nel 2025, in flessione positiva rispetto al 25,7% del 2024. Tuttavia se guardiamo il dato nazionale, l'indice dei Neet è sceso al 13,3% nel 2025 rispetto al 15,2% del 2024. Anche in questo caso importanti le differenze per sesso: le femmine Neet sono il 24.7%, i maschi il 21,1%.


La problematica più insidiosa è rappresentata però dalla dispersione scolastica implicita: gli studenti che completano il ciclo di studi senza acquisire le competenze minime.

Mentre a livello nazionale la quota è scesa nel 2024/2025 al 12,3 % (dal 16,6 del 2020/2021), le rilevazioni Invalsi del 2025 evidenziano in Sicilia il valore peggiore d'Italia, il 23,6%, quasi il doppio della media nazionale. Questo deficit si riflette nella percentuale di studenti che non raggiungono la sufficienza (low performer): nell'anno scolastico 2024/2025, a fronte di dati nazionali del 41,4% per l'italiano e del 44,3 % per la matematica, in Sicilia si rileva il 53,3% degli studenti insufficienti nei test Invalsi per le competenze alfabetiche e il 62,2 % per quelle logico-matematiche.

Nel confronto regionale basato sui dati Invalsi 2025, la Sicilia registra la situazione più critica del Paese col suo 23,6% di dispersione implicita, seguita da Calabria (21,2), Sardegna (20,7), Campania (18,4), Basilicata (14,6) e Puglia (14,1). Il fenomeno si accentua per le famiglie svantaggiate e per gli studenti stranieri di prima generazione, il cui tasso di dispersione implicita nazionale è del 22,5%, contro l'11,6% degli italiani.

Le singole situazioni analizzate evidenziano dinamiche legate a contesti urbani svantaggiati, come quartieri storici di Palermo: Albergheria (Ballarò), Kalsa, Capo e Vucciria, secondo lo studio si evidenziano «criticità diffuse, tra cui fragilità socioeconomica, bassi livelli di istruzione, fenomeni di abbandono scolastico, presenza significativa di minori a rischio e carenza di servizi educativi e culturali strutturati». Il Piano strategico regionale deliberato ha un valore di circa 321 milioni di euro per sostenere interventi che aiutino i ragazzi. Perché forse, alla fine, aveva ragione Gesualdo Bufalino: «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari».