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LA TRAGEDIA DI TORRE FARO

Messina, la lettera della 15enne che ha tenuto la mano a Giulia Scimone fino alla fine

Una coetanea, anche lei di nome Giulia, le è rimasta accanto fino all'arrivo dei soccorsi: "Non sei sola"

29 Giugno 2026, 12:47

12:50

Messina, la lettera della 15enne che ha tenuto la mano a Giulia Scimone fino alla fine

Questa è la storia di due ragazze della stessa età, unite per pochi minuti in una notte che a Messina non sarà facile dimenticare. La prima è Giulia Scimone, l'adolescente travolta in via Circuito, a Torre Faro, nella tarda serata di domenica 28 giugno. La seconda è la coetanea - per coincidenza, anche lei di nome Giulia - che le è corsa accanto subito dopo l'impatto, le ha preso la mano e ha provato a tenerla ancorata alla vita.

Da quel gesto è nata una lettera, pubblicata dal padre della giovane soccorritrice sul profilo della libreria di famiglia "La casa di Giulia". Non un testo costruito per commuovere, ma una testimonianza che racconta ciò che di solito resta fuori campo: il volto di una vittima visto da pochi centimetri, il silenzio che segue le urla, la domanda di un padre arrivato di corsa.

La notte di Torre Faro

Secondo le prime ricostruzioni, l'incidente sarebbe avvenuto intorno alle 23.35 in via Circuito, nei pressi dell'ufficio postale e del locale Peloro Games, uno dei punti più frequentati dai giovani nelle sere estive. Giulia Scimone, 15 anni, sarebbe stata investita da una motocicletta. I sanitari del 118, intervenuti rapidamente, l'avrebbero trasportata in codice rosso verso l'ospedale Papardo, ma la ragazza sarebbe morta durante il trasferimento per le gravissime ferite riportate.

Il conducente della moto, rimasto ferito in modo non grave, è stato arrestato con l'accusa di omicidio stradale e sottoposto agli accertamenti alcolemici e tossicologici di rito; resta naturalmente da accertare nelle sedi competenti l'effettiva responsabilità. Alcune prime ipotesi hanno parlato di una possibile impennata e della perdita di controllo del mezzo, ma si tratta di elementi ancora al vaglio degli investigatori.

«Non ci conoscevamo. Avevamo la stessa età e lo stesso nome»

È così che la giovane soccorritrice apre la sua lettera, raccontando di non aver mai conosciuto Giulia Scimone prima di quella notte. Davanti al corpo a terra, mentre intorno quasi nessuno trovava il coraggio di avvicinarsi, si è inginocchiata, le ha preso la mano, le ha parlato anche senza sapere se potesse sentirla. Per un momento le è sembrato che quella mano rispondesse alla sua; poi l'ha sentita lasciarsi andare, mentre tutto il resto - le auto, i pianti, le urla - diventava un sottofondo lontano. Non dimenticherà, scrive, il momento in cui è arrivato il padre della ragazza, che stringendole le mani le ha chiesto: "È ancora qui con noi?".

Nella parte finale della lettera, il tono si fa appello diretto: gli incidenti stradali, scrive la ragazza, non sono numeri su un titolo di giornale, ma vite spezzate, famiglie distrutte in pochi secondi, amici che aspettano un messaggio che non arriverà. Chiede prudenza, chiede di non voltarsi mai dall'altra parte davanti a chi sta lottando tra la vita e la morte: "Forse non potrete salvarla, ma potrete farle sentire che non è sola".

Il padre: "Mia figlia è cambiata per sempre"

Ad accompagnare la lettera, le parole del padre della soccorritrice raccontano una figlia rientrata a casa sconvolta, "con un dolore che difficilmente si cancellerà". Senza spostare l'attenzione dal dramma della famiglia Scimone, l'uomo restituisce un dato spesso sottovalutato: il trauma di chi assiste, da vicino, a una morte improvvisa lascia un segno che non si misura nei referti medici. "Qualcosa deve cambiare a Messina", scrive - una domanda che riguarda la cultura della mobilità, il rapporto con la velocità, il rispetto degli spazi condivisi nelle ore serali.

Un'area sensibile, nel pieno della stagione estiva

Che Torre Faro sia un punto critico per la mobilità estiva non è una novità: pochi giorni prima della tragedia il Comune di Messina aveva confermato, per l'estate 2026, l'istituzione di un'Area Pedonale Urbana nel borgo, attiva dal 20 giugno al 13 settembre nelle fasce serali e notturne, proprio per garantire maggiore sicurezza durante il massimo afflusso turistico. Le limitazioni non coincidono automaticamente con l'intero asse di via Circuito, ma il provvedimento fotografa bene un dato di fondo: in estate quella zona concentra presenze e criticità.

Un'emergenza nazionale, non solo locale

La morte di Giulia Scimone si inserisce in un quadro che i numeri confermano allarmante: secondo i dati ACI-Istat più recenti, nel 2024 si sono registrati in Italia 173.364 incidenti con lesioni a persone, 3.030 morti e 233.853 feriti, per un costo sociale stimato di circa 18 miliardi di euro. Le strade urbane — quelle percepite come più familiari e quindi, paradossalmente, più sottovalutate — hanno fatto registrare la quota più alta di sinistri: 126.837 incidenti, 1.301 morti, 162.022 feriti. Tra le cause più ricorrenti nei casi più gravi figurano distrazione, mancato rispetto della precedenza e velocità non adeguata: non un dettaglio tecnico, ma il cuore del problema.

Quello che resta

Nel giro di poche ore questa vicenda ha già assunto due forme: quella della notizia - una ragazza di 15 anni morta, un'indagine per omicidio stradale, una comunità sconvolta - e quella, più difficile da archiviare, del gesto civile di una coetanea che è rimasta accanto alla vittima fino all'ambulanza.

Resta l'indagine giudiziaria, la ricostruzione della dinamica, le responsabilità da accertare nelle sedi competenti. Ma resta soprattutto una domanda che la cronaca non dovrebbe smettere di porsi: quante morti servono ancora prima che la prudenza torni a essere, concretamente, una forma di rispetto per la vita degli altri.