La sparatoria
L’appuntamento in piazza Risorgimento, le pistolettate e la fuga a piedi per evitare le pallottole
Qualche parola di troppo ha scatenato la furia di chi si era presentato armato. Sullo sfondo una controversa relazione sentimentale
Aveva provato a rifugiarsi a casa di una parente, in via Enrico Campisano, la notte di giovedì scorso. I carabinieri, infatti, hanno trovato lì tre bossoli e un foro nella vetrata del balcone che dà accesso all’abitazione provocato da un proiettile. Il 25enne, ferito alla gamba, poi si è fatto accompagnare all’ospedale Garibaldi dove lo hanno medicato. I colpi d’arma da fuoco sono partiti nella parte finale di piazza Risorgimento, quasi all’incrocio con via Vittorio Emanuele. Il giovane è scappato a piedi verso via Curia e ha imboccato poi via Campisano per riuscire a evitare la pioggia di pallottole. Alla fine però una pistolettata è arrivata alla sua gamba forse poco prima che riuscisse a entrare nell’abitazione.
Agli investigatori che lo hanno sentito in ospedale ha raccontato di aver sentito il rumore degli spari quando era in piazza Risorgimento. Il ferito ha dei piccoli precedenti, ma nulla che faccia riferimento alla criminalità organizzata. La sparatoria potrebbe essere degenerata nel corso di una discussione per motivi familiari e personali. L’uomo potrebbe aver avuto una discussione con altre persone al fine di risolvere una controversia legata a una relazione sentimentale. Durante l’incontro potrebbe essere volata qualche parola di troppo che ha innescato la furia di chi era andato all’appuntamento armato. Considerando che fra piazza Risorgimento e via Campisano sono stati ritrovati sedici bossoli, significa che chi ha sparato non voleva dare un semplice avvertimento ma voleva fare del male al giovane preso di mira. Ma pare non esserci riuscito. I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Piazza Dante stanno facendo i dovuti accertamenti.
Intanto per ricostruire la dinamica della sparatoria sono state visionate diverse telecamere di videosorveglianza, anche private, installate nel perimetro della scena del crimine.
Pare non esserci un collegamento, invece, fra il ferimento e gli spari avvenuti qualche ora dopo (sempre nella notte fra mercoledì e giovedì scorsi) al viale Biagio Pecorino a San Giorgio. Quella è una zona ad altissima densità criminale: era il fortino, infatti, del defunto Rosario “u rossu” Lombardo, il manager della droga del clan Santapaola-Ercolano. In questo caso le “stese” potrebbero essere collegate alle tensioni per lo spaccio. Ma su questo sta indagando la Squadra Mobile.
La. Dis.