Blitz “MOLOSSO”
Spacciavano coi bimbi in braccio: 17 condanne
Casa della droga nella via dove è nato e cresciuto Nitto Santapaola: inferti 117 anni di carcere
Il blitz lo avevano chiamato “Molosso” in onore del cucciolo di Rottweiler che i carabinieri avevano salvato dai gestori di una drug house. Il cane infatti era stato allevato per poter svolgere un giorno il ruolo di sentinella dell’appartamento diventato una casa dello spaccio. Ma i militari che hanno smantellato la bottega illegale hanno “adottato” il cagnolino e lo hanno chiamato Dante. Non a caso le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Piazza Dante. Ora il cucciolo ha una nuova famiglia che lo cura e gli fa fare lunghe passeggiate fra le meraviglie di Catania.
Il processo scaturito da quel blitz si è appena concluso con la condanna di 17 imputati a oltre 110 anni di carcere. Il Gup Chiara Di Dio Datola ha condannato Salvatore Condorelli alla pena di 11 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione; Massimiliano Claudio Salvatore Russo a 9 anni, 10 mesi e 20 giorni; Alessio Licandro a 7 anni e 4 mesi; Carmine Onesto a 7 anni e 6 mesi; Giovanni Munzone a 11 anni, 9 mesi e 10 giorni; Giuseppe Ciraudo a 7 anni e 6 mesi; Francesco La Rosa a 7 anni, 6 mesi e 20 giorni; Michele Miraglia a 7 anni e 6 mesi; Nicodemo Aversa a 11 anni, 9 mesi e 10 giorni; Francesco Patanè a 7 anni e 6 mesi; Simone Salamanca a 7 anni e 6 mesi; Gioele Scuderi a 7 anni e 6 mesi; Giuseppe Gambero a 10 anni e 8 mesi; Orazio Licciardello a 2 anni e 20 giorni ed euro 5.333,00 di multa; Concetto Venuto a 2 anni ed euro 5.000,00 di multa; Samuele Palmieri a 2 anni ed euro 5.000,00 di multa; Mario Privitera a 1 anno, 7 mesi e 10 giorni ed euro 5.867,00 di multa. La drug house aveva un indirizzo particolare. Era stata allestita in un immobile, riferibile a Salvatore Condorelli, al civico 58 di via Salvatore Di Giacomo, la storica via dove è cresciuto il defunto padrino di Catania, Nitto Santapaola. Il giro d’affari si aggirava a 3.000 euro al giorno con circa 200 cessioni (almeno quelle documentate dai carabinieri). Gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera filiera grazie a un proficuo lavoro “sotto copertura”. Si sono finti clienti e sono riusciti ad entrare nell’appartamento blindato e videosorvegliato. C’è un lato sociale in quest’operazione che lascia molta inquietudine: i pusher erano soliti vendere marijuana e crack anche con i bambini in braccio.
