La sentenza
Il podere mafioso fra Giarre e Paternò: due condanne e diciassette prescritti
Aziende fantasma per truffare l’Inps. Ma l’operazione risale a 9 anni fa
Il Tribunale ha dovuto fare i conti con i tempi (inesorabili) della prescrizione. E così il processo, figlio della maxi inchiesta “Podere mafioso” scattato 9 anni fa, si è sgonfiato. Sono diciassette infatti gli imputati per cui il collegio, presieduto dalla giudice Maria Grazia Caserta e composto da Chiara Catalano e Marco Strano, ha emesso sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Due sole le condanne: ma le pene sono molto più basse rispetto a quelle chieste due anni fa poiché i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa. Per i pm infatti ci sarebbe stata la mano del clan Laudani di Giarre e Paternò nel sistema di aziende e braccianti fantasma creato per ottenere l’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps. Alcune ditte, è stato documentato nell’indagine svolta dalla guardia di finanza, sono state fondate e liquidate nel giro di pochi mesi. Il tempo di poter arraffare, grazie anche alla complicità di colletti bianchi, i soldi pubblici. Nel giro illecito sarebbero passati oltre 400 braccianti inesistenti.
L’esclusione dell’aggravante mafiosa ha fatto scattare il countdown della prescrizione dei reati, che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato. In questo caso all’ente di previdenza.
Il collegio ha condannato Giovanni Muscolino alla pena di 3 anni di reclusione; Leonardo Patanè a 3 anni e 7 mesi; e ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Michele Francesco Cirami; Vincenzo Cucchiara; Francesco Gallipoli; Fabrizio Giallongo; Agatino Guarrera; Vito Orazio La Spina; Alfio Lisi; Antonio Magro; Salvatore Panebianco; Santo Panebianco; Orazio Patanè; Ramona Emanuele Patanè; Ettore Riccobono; Claudio Speranza; Carmelo Tancredi; Vincenzo Vinciullo; Daniela Wissel. Il collegio ha condannato Giovanni Muscolino e Leonardo Patanè al risarcimento dei danni in favore della parte civile Inps (in persona del Direttore pro tempore), da liquidarsi in separata sede civile. Far cadere l’aggravante dell’agevolazione al clan Laudani è stato uno dei punti nodali delle arringhe del collegio difensivo composto dagli avvocati Eugenio De Luca (per Magro e Riccobono), Eleonora Baratta (per Giallongo), Enzo Iofrida, Carmelo Lo Presti e Antonio Quattrocchi (co-difensore per Riccobono).
Fra 90 giorni le motivazioni del verdetto.
