IL FEMMINICIDIO
Fu uccisa dal marito 72 anni fa a Palermo, gli orfani ora chiedono giustizia e il risarcimento allo Stato
Quattro figli e una nipote chiedono l'indennizzo. I legali: «In un paese civile non ci siano vittime di serie A e di serie B»
Di sua madre le resta una fotografia in bianco e nero. I capelli raccolti in uno chignon, un vestito dal grande colletto ricamato e con la gonna sotto il ginocchio. Quell’immagine poi è finita sulle prime pagine dei giornali siciliani. Il 24 giugno 1954, cioè 72 anni fa, Francesca De Pasquale è stata brutalmente uccisa dal marito Giacinto Aurilio a Palermo. «Strangola la moglie in una cava di pietre», era il titolo di cronaca dell’epoca. E nell’articolo la macabra confessione ai familiari: «Ho ammazzato Ciccina, cercatela nella cava di Boccadifalco». E ancora: «Bacio le costò la vita». Il movente sarebbe stata la gelosia. Giacinto Aurilio, deceduto nel 2006, è stato condannato all’ergastolo per quel femminicidio.
Domenica Aurilio all’epoca aveva solo 15 mesi. Era la più piccola di cinque figli, quattro femmine e un maschio. Anna Maria, Francesca, Antonietta, Domenica e Francesco. «Non ricordo nulla. Noi fratelli siamo stati divisi. Io sono stata cresciuta dai miei zii paterni», racconta a La Sicilia Domenica, che ora di anni ne ha 73 e vive nel Varesotto a Busto Arsizio. «Ma prima ho vissuto ad Avignone in Francia», dice Domenica. I cinque fratelli hanno sempre tentato, nonostante vivessero lontani, di tenere vivi i contatti. Qualche vacanza assieme, qualche cena di famiglia. Una famiglia “uccisa” lo stesso giorno del femminicidio. «Non è facile trovare le parole per descrivere quello che ho provato nei confronti di mio padre. Un padre che per lungo tempo non ci ha nemmeno riconosciuto come figli», dice con amarezza. Ora Domenica e i suoi fratelli (e la nipote) - che non hanno mai avuto un risarcimento per l’uccisione della madre - hanno deciso di presentare domanda, con gli avvocati Alessandro Romano e Giacinto Canzona, per accedere al fondo degli orfani per femminicidio. I due legali hanno inviato una pec alla prefettura di Palermo qualche giorno fa e attendono la risposta. L’istanza è per 300mila euro. «La Legge 122 del 2016 (e successive modifiche) ha introdotto un indennizzo pecuniario di 60mila euro a carico dello Stato in favore di ciascun figlio delle donne uccise da mariti o compagni violenti, ha previsto stringenti termini perentori per le domande amministrative da indirizzarsi al Prefetto. In un Paese civile non è possibile che ci siano vittime di serie "A" e di serie "B". La normativa potrebbe palesarsi costituzionalmente illegittima nella parte nella quale non consente l'accesso al Fondo per le vittime di gravissimi reati violenti commessi (anche) prima dell'introduzione normativa del 2016», commentano i due avvocati. Che comunque valuteranno come muoversi dopo aver ricevuto la risposta dalla prefettura di Palermo. Domenica chiede un risarcimento per la vita che lei e i suoi fratelli hanno dovuto condurre: «Noi figli abbiamo pagato un prezzo altissimo per quanto accaduto e le conseguenze le stiamo ancora subendo».