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Le carte di Roma

La coppia di fidanzati attentatori in visita in Sicilia dopo il sopralluogo sotto casa di Ranucci

Una delle indagate registrata in un hotel di Aci Castello. E se nell'Isola ci fossero stati i contatti per l'ordigno?

30 Giugno 2026, 19:49

Piazzato un chilo di esplosivo per far saltare in aria l'auto di Ranucci: le indagini sull'attentato

Due degli attentatori del conduttore e giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, sono passati dalla Sicilia prima dell'attentato a Pomezia la sera del 16 ottobre scorso. Il dettaglio emerge nelle 107 pagine dell'ordinanza firmata dalla gip romana Iole Moricca che ha portato all'arresto di Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano in provincia di Napoli, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti nell’Avellinese. I 4 avrebbero agito per conto di un mandante al momento rimasto ignoto. E che era pronto a farli "migrare" all'estero. Ma alla fine una lettera anonima arrivata in procura, ha messo gli investigatori sulle tracce giuste.

Ma torniamo in Sicilia. Iattentatori sono sbarcati nell'Isola dopo la notte del 10 ottobre 2025, giorno in cui secondo gli inquirenti sarebbe avvenuto il sopralluogo propedeutico a posizionare l'ordigno. Gli indagati - ricostruisce la gip - si sarebbero spostati dalla Campania per recarsi a Torvaianica dove sono rimasti nella zona per circa un’ora e poi avrebbero ripreso la strada per fare rientro in Campania. Ma D'Avino e De Filippi avrebbero deciso - non è noto il motivo - spostarsi in Sicilia. I due hanno alloggiato in un hotel ad Aci Castello, ma nel registro dell'albergo risulta solo Marika De Filippis. La conferma della presenza anche dagli impegni di cella relativi alle loro utenze. La Sicilia, in particolare Catania, ha una lunga tradizione di armaioli e di esperti di congegni esplosivi. Chissà se non ci sia un collegamento criminale con l'esplosivo sulla visita alle falde dell'Etna. Le risposte arriveranno dalle indagini.

I due visitatori siciliani, evidenzia la gip, sarebbero quelli che non avrebbero ricevuto una diretta ed esplicita proposta di allontanarsi temporaneamente dall’Italia, hanno comunque dimostrato di sapersi spostare velocemente sul territorio e senza, neppure, lasciare tracce complete del loro passaggio, come si evince dal fatto che la presenza in albergo in Sicilia di D’Avino, subito dopo la commissione del sopralluogo, non era stata in alcun modo tracciata. Inoltre la gip, motivando le ragioni della sussistenza dell'emanazione delle misure cautelari, mette in evidenza come dalle indagini sia emersa la disponibilità di basi logistiche fuori dalla regione di residenza (in Sicilia e in Puglia) e la comprovata capacità di muoversi con mezzi non direttamente riconducibili alla loro disponibilità. Sull'unica donna arrestata, Marika De Filippis, la gip ritiene che nonostante la mancanza di precedenti penali presenti un' elevata pericolosità sociale vista la sua capacità di eludere le indagini. La sua astuzia emerge chiaramente - argomenta la giudice nell'ordinanza - nella trasferta siciliana, durante la quale, mentre il fidanzato lasciava tracce, ella poneva in essere una mirata manovra di dissimulazione tecnologica, evitando chiamate in "chiaro" con la propria utenza telefonica per più giorni pur essendo fisicamente presente ad Aci Castello. Questa condotta, replicata il 16 ottobre 2025, con un "silenzio comunicativo" di circa 15 ore, non può ritenersi casuale e dimostra la sua capacità di gestire in modo consapevole ed efficace le misure di occultamento adottate dal gruppo.

La svolta all’indagine, come detto, sull'attentato a Sigfrido Ranucci è arrivata il 6 aprile scorso. Una mail anonima inviata al pm Carlo Villani, riportata nell'ordinanza, cita Antonio Passariello come colui che ha messo in atto l'azione. Nel messaggio, l'autore affermava di voler "dare una mano" a individuare il responsabile. Sosteneva di "venderselo" perché avrebbe lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare i compagni con cui svolgeva altre attività malavitose. Dall'ordinanza del gip emerge il malcontento dei vertici del gruppo criminale locale per l'attentato a Ranucci compiuto e organizzato da Passariello senza avvisare nessuno. "Sei sott'occhio" avrebbe scritto un collega di clan al capo-attentatore di Ranucci in un messaggio - "per quella cosa che hai fatto a Roma, guarda quando fai le cose di nascosto, come ti trovi nei casini...". A quel punto Passariello per rassicurare l'interlocutore avrebbe spiegato che "dalla commissione dell'evento erano trascorsi sei mesi e che comunque per lui non sarebbe stato un problema essere arrestato: 'faccio un mese di carcere torno e mi cambiò'". Dagli atti emerge, comunque, che "allo stato, non è stata riscontrata alcuna appartenenza di Passariello al contesto criminale del clan Moccia di Afragola".

La banda comunque era pronta a scappare all'estero. "Ti danno i soldi e per 10-15 giorni ti vai a divertire". Dalle carte dell'indagine della Dda di piazzale Clodio emerge che i quattro avevano intenzione, grazie anche alle "garanzie" dei mandanti, di lasciare l'Italia ed evitare la cattura. Nell'ordinanza sono citate intercettazioni dalle quali emerge come gli indagati potessero contare su una rete di appoggio. A garantire la fuga sarebbe stato chi ha ordinato di mettere l'ordigno, i mandanti ancora senza nome. In un dialogo del 10 aprile scorso, uno degli arrestati afferma di «avere già preso contatti con un soggetto terzo, indicato come 'quello', che si rendeva disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio».

Sulle responsabilità dei quattro la gip sembra non avere dubbi. "Le risultanze acquisite costituiscano elementi gravi, precisi e concordanti per ritenere che" i quattro arrestati "abbiano preso parte all'azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati." Dalle carte inoltre emerge che la banda operava da tempo, utilizzando sempre la gelatina da cava. "Dobbiamo buttare i palazzi a terra", afferma un indagato in un dialogo del febbraio scorso. Per la gip queste parole "non lasciano alcun dubbio" sul fatto che il membro della banda "fosse in attesa di ricevere un ordigno esplosivo" anche mesi dopo l’episodio di Ranucci. L'indagato aggiunge, senza fare riferimenti specifici, che chi gli ha procurato in passato l'esplosivo: "me lo fece potente, con un bottone boom, uh mamma che abbiamo combinato". Nelle stesse intercettazioni gli arrestati parlano dell' attentato a Ranucci. "Ti ricordi quella tarantella che ho fatto a Roma?". Una vera e propria confessione.