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ambiente

Domenica da bollino rosso: miasmi soffocanti, sostanze oltre soglia e l'ombra del petrolchimico

Superamenti record di ozono, H2S, benzene e NMHC nel quadrilatero industriale; emergono responsabilità strutturali della raffinazione e l'urgenza di monitoraggi mirati e interventi

01 Luglio 2026, 09:35

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La giornata di domenica è emblematica nella vicenda miasmi. Perché forse è stata la peggiore da un mese e mezzo, ossia da quando questa ultima serie di molestie olfattive ammorba i comuni del quadrilatero industriale, e perché arrivata al culmine di una settimana in cui il tema è stato sotto l’attenzione istituzionale (e mediatica) massima. Quindi quando il buonsenso avrebbe fatto pensare a una tregua.

E invece. Le centraline fisse, della rete di monitoraggio dell’Arpa, hanno registrato oltre soglia tutte le sostanze più ammorbanti. Le concentrazioni di ozono sono state da bollino rosso in tutte (tutte!) le stazioni di monitoraggio dell’area: Melilli, Priolo, Solarino e Siracusa (Pizzuta). Bollino rosso vuol dire che questo inquinante, che si forma dalla combinazione tra il forte irraggiamento solare e la presenza eccessiva di alcuni inquinanti (come i Composti organici volatili, tipici della nostra zona industriale) è stato rilevato sopra il valore di 120 microgrammi per metro cubo nelle otto ore, che è considerato il limite del “valore obiettivo per la protezione della salute umana”. Poi, nella stazione di Priolo, c’era la firma della raffinazione del petrolio: l’h2s (idrogeno solforato) sopra la soglia olfattiva di 7 (era a 12). Pure il benzene sopra soglia: a Priolo e ancora peggio a Siracusa (via Gela, area Nord, prossima alla zona industriale). Per non parlare degli idrocarburi non metanici (nmhc), sopra soglia in 6 stazioni su 7: Augusta, Melilli, Priolo, Belvedere, Siracusa Pizzuta e Siracusa via Gela.

Come detto, dunque, esclusa l’ipotesi del menefreghismo, non si può che essere di fronte a qualcosa di serio e strutturale che non si può affrontare con tutte le armi spuntate con cui lo sta affrontando il territorio: la retorica e perfino l’accanimento diagnostico. A monte (e non a valle) potrebbe esserci lo stato salute del petrolchimico (specie della raffinazione).

I dati li abbiamo, ne abbiamo in abbondanza: l’Arpa sta facendo il proprio lavoro, che è quello del monitoraggio. L’assessore regionale all’Ambiente, Giusi Savarino, ne ha annunciato un supplemento, per smascherare le fonti emissive. Con una nota ad Arpa Sicilia, ha chiesto “l’installazione di sistemi di monitoraggio ambientale non invasivi nei singoli impianti”. Indicazione arrivata dopo la disponibilità degli industriali espressa, a dispetto del passato, nel corso della seduta di venerdì in IV Commissione Ars. “Consentirebbe un monitoraggio più specifico e puntuale”, ha detto Savarino. Che ha spiegato: “Siamo già impegnati 24 ore al giorno sul territorio per tutelare la salute dei cittadini, anche in base alle disposizioni dell’autorità giudiziaria. Cogliamo questa nuova disponibilità di Confindustria”.

Tutto giusto, tutto edificante, ma anche un modo di accettare il gioco a nascondino, cui partecipano tutti. Dai sindacati ieri è arrivata la richiesta di “un tavolo tecnico stabile, che veda seduti insieme Prefettura, Regione, i Comuni, Arpa, Asl, le aziende del polo, le organizzazioni sindacali (…) per l’avvio urgente di un piano straordinario di monitoraggio ambientale e sanitario indipendente”. Come se non ci fosse già e non l’avesse istituito il prefetto, Chiara Armenia. Nessuna parola sul tema, più confacente, della produzione e del lavoro: impianti vecchi, iperproduzione, continui passaggi di proprietà, piani industriali fantasma, assenza di investimenti e di manutenzione. È come se qualche raffineria stesse lavorando come se non ci fosse un domani (e non è un modo di dire). Le contingenze internazionali, le situazioni di crisi (Hormuz), pare stiano costringendo qualcuno a lavorare con un grezzo nuovo, ad alto contenuto di zolfo, proveniente da parti del mondo diverse dal solito Azerbaigian (dal Venezuela?), incompatibile con gli strumenti di desolforazione degli impianti.