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L'interrogatorio

Pistone davanti al gip respinge tutte le accuse «Mai fatto alcun favore»

Il sindaco di Spadafora, sospeso e agli arresti domiciliari per presunto scambio elettorale politico‑mafioso con i fratelli Bonaffini, nega ogni addebito. Ora si attende la pronuncia del Riesame

01 Luglio 2026, 18:55

19:02

Pistone davanti al gip respinge tutte le accuse «Mai fatto alcun favore»

«Non mi ha mai in nessuna epoca, ovvero prima, durante e dopo le elezioni, chiesto nulla e io non ho mai chiesto voti», così ha esordito Letterio Pistone, sindaco di Spadafora, sospeso dalla Prefettura di Messina, dopo l'arresto ai domiciliari con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso con i fratelli Angelo e Benedetto Bonaffini.

Entrato alle 12.45, dopo più di due ore, è uscito dall'aula H del Tribunale di Messina, dove è stato interrogato dal gip Salvatore Pugliese, alla presenza dei pm Pietro Vinci e Francesco Massara, e del suo legale Salvatore Silvestro. Prima di lui sono stati sentiti i due fratelli Bonaffini, e anche loro hanno rigettato le accuse. Durante l'interrogatorio Pistone ha anche dato la sua versione di alcune intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare. Niente più che qualche caffè assieme, questa è stata la versione del primo cittadino di Spadafora, che in nessun caso avrebbe agito favorendo i Bonaffini.

L'indagine della procura di Messina, partita dalla denuncia dell'ex sindaca Tania Venuto, avrebbe svelato un patto corruttivo tra il sindaco e i due fratelli Bonaffini, considerati contigui al clan mafioso dei Barcellonesi. I figli di Angelo Bonaffini sono in carcere con accuse definitive per reati di mafia. Angelo Bonaffini è il padre di Antonino, detto Ninetta, e Salvatore Bonaffini, entrambi in carcere: Salvatore condannato a 10 anni nell'operazione Predominio, Ninetta a 20 anni per l'operazione Nemesi.

Secondo l'accusa, Pistone avrebbe cercato voti ai Bonaffini, e una volta eletto, il sindaco avrebbe adottato una serie di atti amministrativi in favore dei due indagati, tra cui assegnazioni di parcheggi pubblici su aree pertinenziali di immobili privati, sgravi e agevolazioni fiscali relativi all'Imu, procedure agevolate per acquisire documentazione utile alla definizione di pratiche amministrative. Tutte accuse ieri rigettate da tutti e tre gli indagati, interrogati davanti al gip, Pugliese. «Attendiamo adesso la pronunica del Riesame», ha detto Silvestro a margine dall'interrogatorio. Nello stesso procedimento era emerso anche un secondo filone che coinvolge il primo cittadino e un'insegnante cinquantenne.

La Procura, guidata da Antonio D'Amato, contesta che, durante la campagna, la donna abbia operato all'interno di una sezione elettorale, trasmettendo in tempo reale informazioni sull'andamento del voto e modificando, in alcuni casi, schede nulle o contestabili. In cambio, sempre secondo l'accusa, avrebbe ottenuto un incarico di collaborazione volontaria presso il Comune e l'ammissione di un suo familiare al servizio civile retribuito presso la Pro Loco di Spadafora.