L'addio
Morto dopo inseguimento, il funerale di Francesco Imprezzabile a Milano con il casco sul feretro, applausi e lutto cittadino
L'agente municipale di origini trapanese era deceduto dopo aver inseguito un Suv che non si era fermato all'alt
Il casco che indossava quando era in servizio sulla sua moto appoggiato al feretro, i colleghi commossi sull'attenti, le sirene delle auto che suonano in segno di cordoglio. E poi gli applausi, tanti, prima della funzione e soprattutto alla fine. Milano ha dato l’ultimo saluto a Francesco Imprezzabile, l’agente della Polizia locale di 39 anni, originario di Mazara del Vallo, nel Trapanese, morto lo scorso 22 giugno inseguendo un’auto che non si era fermata a un posto di blocco. Proprio nel giorno dell’addio all’agente morto arriva la notizia del ritorno in carcere di Genti Berisha, il 26enne che era ai domiciliari, soltanto da un’ora, con la misura del braccialetto elettronico, con l’accusa di aver provocato l’incidente stradale. Per lui c'è stato un aggravamento della misura cautelare disposta dal gip di Brescia dove è a processo per traffico di droga.
Il quartiere del Corvetto, dove era cresciuto e dove prestava servizio, ha salutato Francesco tra gli applausi e le lacrime, nel ricordo di un ragazzo che «pensava sempre agli altri» ed anche così viveva il suo lavoro nella polizia locale di Milano. "Il suo è stato un gesto eroico», ha osservato don Antonello Loddi, il parroco della chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa, che conosceva Francesco da quando era ragazzo, e anche la sua famiglia, la mamma Rosi, il papà Pino, la sorella Barbara e la compagna Federica. Quell'inseguimento in moto che gli è costato la vita non è stato un gesto «temerario», ha evidenziato don Antonello, «ma da eroe, per il bene degli altri».
Del resto Francesco Imprezzabile viveva il suo lavoro proprio così, come una «vocazione», come è stato ricordato anche al funerale, e come scriveva lui stesso sulle sue pagine social, quando raccontava l’orgoglio ma anche la fatica, e a volte la solitudine, di stare in strada. Senza nascondere le difficoltà di chi fa un mestiere così. L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha invece sottolineato in un messaggio letto durante le esequie che Francesco è morto «nel tentativo di contrastare un male troppo spietato, una malavita troppo rovinosa per la nostra città».
Nel giorno dell’ultimo saluto all’agente il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in prima fila con il governatore lombardo Attilio Fontana, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti e il comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli, ha proclamato il lutto cittadino, con le bandiere a mezz'asta negli edifici comunali. Fuori dalla chiesa uno striscione ha ricordato questo giovane uomo che aveva realizzato il suo sogno, quello di lavorare nella Polizia locale, con la scritta, 'non stancarti di inseguire i tuoi sogni perché ci sono sogni che non si stancheranno mai di aspettartì. «Ciao Fra», sussurrano tanti amici e colleghi al termine delle esequie, con l’Alleluia di Leonard Cohen che risuona e il feretro che si muove tra gli applausi verso il cimitero di Lambrate.
