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Catania, "La Tortuga" perde concessione di parte del porticciolo di Ognina e rinuncia a 60 dei 120 posti barca
Ora si dovrà resettare tutto. Testa: «Noi vittime di un grande caos burocratico»
Ormai sembrano non esserci più dubbi: La Tortuga, ovvero la società che gestisce una grande porzione del porticciolo di Ognina, dovrà eliminare le strutture poste nell’area della nuova concessione demaniale che è stata oggetto di un lungo e complesso iter davanti ai tribunali amministrativi. Il 26 giugno infatti l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha confermato che non c’è più spazio per acquisire un nuovo parere dalla Soprintendenza ai Beni culturali, come richiesto in una precedente nota del 16 giugno.
Si procederà quindi per come stabilito dal Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana ormai oltre un mese fa: in quella sentenza si parlava di un difetto di motivazione da parte della Soprintendenza, da qui la richiesta di integrarla da parte della Regione. Ma la nuova decisione riporta il tutto nel quadro di una più ampia valutazione, attualmente in corso da parte della stessa Soprintendenza, circa l’eventuale apposizione di un vincolo paesaggistico per il porto che si fa risalire all’epoca pre-romana, ovvero all’VIII secolo avanti Cristo. Sarà una valutazione da fare entro 120 giorni per il “Porto Ulisse” e, qualunque sarà la decisione finale - vincolo, vincolo parziale o nessuno - la procedura che portò nel 2023 la Regione a concedere a La Tortuga l’estensione della concessione con un sostanziale raddoppio dei posti barca - da circa 60 attuali a 120 - dovrà essere rifatta da zero.
A far cambiare impostazione alla Regione è stata la richiesta dell’avv. Carmelo Barreca che rappresenta il Circolo Canottieri Jonica, dirimpettaio de “La Tortuga” all’interno del porticciolo, che faceva appunto notare come con una più ampia decisione in merito all’imposizione di un vincolo non fosse logico procedere a un’integrazione di un parere che sarebbe potuto essere superato dalla nuova impostazione. «La mia opposizione - spiega il legale - non fa altro che resettare tutto. A mio parere, qualunque sia l’esito, con o senza vincolo o parziale, si dovrà ripartire da una conferenza dei servizi per quanto riguarda la concessione».
Da “La Tortuga” uno dei proprietari, Biagio Testa, fa sapere di essere «in attesa di capire come procedere con i miei avvocati, soprattutto sui tempi. Non c’è dubbio che dovremo smontare tutto ma abbiamo 30 giorni per farlo e una situazione molto complessa da un punto di vista materiale, credo ci vorrà molto tempo», fa sapere. Testa però ribadisce quanto già detto nelle precedenti fasi non definitive del contenzioso, ovvero di aver «sempre agito con tutto perfettamente in regola: la concessione era stata data e noi abbiamo preso impegni economici per mezzo milione di euro per completare i lavori».
La concessione dava a La Tortuga «ulteriori 2.187 metri quadri, di cui 1.668,79 di specchio acqueo in cui collocare pontili galleggianti, 406,08 di superficie banchinata scoperta e 16 di altra area banchinata con un gazebo su ruote». Ma c’è un problema: «Adesso dobbiamo trovare un’altra sistemazione per chi ha affittato i posti barca, e non sarà facile. In Sicilia orientale dopo Harry ci sono molti meno posti barca. Solo a Catania la chiusura del porto Rossi ha portato a circa 300 posti in meno. E situazioni di grave ritardo nei lavori anche da noi: siamo nella situazione paradossale che dei 120 posti barca totali che avevamo in concessione 60 dovremo lasciarli perché all’interno della nuova. Della precedente invece su 60 posti possiamo usarne circa 30 perché abbiamo nei fondali i massi lasciati dal ciclone e mai rimossi».
Testa quindi punta il dito non tanto su chi ha fatto i ricorsi - vinti - contro la concessione, ma proprio sulla burocrazia che prima approva e poi non dà certezze. «Sia per la concessione che per il ciclone Harry sono state date indicazioni dalla Regione poi interpretate in modo diverso a livello locale. Il risultato sono i danni economici per noi operatori: siamo vittime. Facendo un rapido calcolo, credo abbiamo perso questa estate solo nel Catanese 700 posti barca. Ovvero almeno 10 milioni di euro di indotto».
Ultima questione per Testa è quella relativa ai lavori per il rifacimento di Ognina voluti dal Comune: «Se arrivasse un vincolo di tutela, anche il Comune si ritroverebbe con le mani legate e non potrebbe completare l’opera. E forse nemmeno abbattere il ponte», conclude.