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Il Papa a Lampedusa, Leone sta celebrando la messa: «Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti»

Il Santo Padre è al Campo Sportivo. Grande attesa per l'omelia 

04 Luglio 2026, 10:36

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Il Papa a Lampedusa, Leone sta celebrando la messa: «Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti»

Papa Leone XIV a Lampedusa sta celebrando la messa nell'altare allestito al campo sportivo. Nel suo primo intervento a Lampedusa, il Papa ha rivolto un saluto al sindaco Filippo Mannino e all’intera comunità delle Pelgie, spiegando il senso della sua visita: «Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti». Il Pontefice ha poi ringraziato le autorità locali e gli abitanti delle isole: «Ringrazio il signor sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza!». Ha quindi aggiunto: «Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia».

Come già accaduto in occasione della Visita di Papa Francesco, il simulacro della Madonna di Porto Salvo — pregevole statua venerata dal XV secolo come protettrice dei naviganti — sarà collocato accanto all’altare. Al suo fianco troverà posto l’antica scultura secentesca del Crocifisso della Cattedrale, a rimarcare il profondo legame con la Chiesa Madre dell’Arcidiocesi di Agrigento. Se l’effigie mariana evoca la custodia materna di Maria su tutti i popoli del Mediterraneo, il trasferimento del Crocifisso da Agrigento a Lampedusa trasfigura il mare in uno spazio d’incontro con Dio. I due poli liturgici, l’altare e l’ambone, sono il risultato della ricerca artistica di Igor Scalisi Palminteri, artista palermitano che da tempo indaga il rapporto tra sacralità, memoria collettiva e spazio pubblico. Le opere, selezionate attraverso un concorso rivolto a artisti contemporanei siciliani, danno corpo alle linee pastorali dell’Arcidiocesi di Agrigento, intrecciando tre temi chiave — il mare, il sangue, la migrazione — alla luce della Redenzione e della profezia biblica. L’autore ha scelto di evitare rappresentazioni narrative o fotografiche dirette del dolore, privilegiando un linguaggio essenziale e simbolico. Superfici astratte e tracciati fluidi richiamano il mare e il viaggio, la vulnerabilità e l’attesa. Le linee che attraversano le opere rimandano al moto delle onde, facendo del Mediterraneo un luogo di passaggio, ma anche di memoria e di rinascita. L’altare, segno del sacrificio di Cristo, con la sua forma piena e salda richiama la “pietra angolare”: Cristo che, offrendosi, dona stabilità alla comunità radunata in festa. L’ambone, sede della Parola e dell’annuncio, assume la forma dello scoglio e dell’approdo, evocando simbolicamente il sepolcro scavato nella roccia: il luogo dal quale Cristo è uscito vittorioso. Una linea cromatica rossa attraversa entrambe le opere, simbolo della Passione e del sangue versato, ma anche memoria delle innumerevoli vite perdute nelle acque del Mediterraneo.