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la storica visita

Il Papa a Lampedusa, le stragi nel Mediterraneo e l'omelia di Leone: «Vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate»

L'atto d'accusa del Santo Padre contro un «sistema economico mondiale che genera povertà» e contro i «calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui»

04 Luglio 2026, 11:03

Il Papa a Lampedusa, le stragi nel Mediterraneo e l'omelia di Leone: «Vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate»

Da millenni crocevia di popoli e culture, il Mediterraneo è divenuto il teatro di una delle prove più drammatiche dell’epoca contemporanea, dove il Vangelo risuona come invito all’accoglienza e al dialogo.

Nelle parole incisive dell’omelia di Papa Leone a Lampedusa — isola che custodisce la memoria della storica visita di Papa Francesco nel 2013 — il territorio emerge come emblema di una chiamata epocale che la migrazione rivolge all’intero continente europeo.

La rotta come la strada per Gerico. Il Pontefice interpreta il destino dei migranti alla luce della parabola del Buon Samaritano: chi oggi tenta di raggiungere l’Europa percorre una via insidiosa, spesso consegnato a veri e propri «briganti» che depredano, percuotono e abbandonano.

Il mare, tramutato in cimitero, accoglie chi non ce l’ha fatta: una presenza muta ma ineludibile che domanda «attenzione e soccorso» ben prima di qualsiasi valutazione politica o ideologica.

Il Papa denuncia con chiarezza le cause sistemiche della tragedia: i morti non sono vittime soltanto degli elementi naturali, ma di «decisioni prese, sia di decisioni mancate», della corruzione nei Paesi d’origine, di un’economia globale che produce povertà ed esclusione, dell’indifferenza e dei calcoli criminali dei trafficanti di esseri umani.

Il «miracolo della compassione» contro l’indifferenza. Di fronte alla tentazione di «passare oltre» per paura di contaminarsi con il dolore altrui, il Pontefice esalta il «miracolo della compassione» che gli abitanti di Lampedusa e Linosa incarnano ogni giorno. Esprime gratitudine alla società civile, ai volontari, alla Guardia Costiera e alle istituzioni locali, e riconosce la dignità straordinaria degli stessi migranti, capaci di una solidarietà commovente, in cui «come poveri aiutano i più poveri».

Rivolge però un monito ai luoghi dove l’accoglienza turistica convive con gli sbarchi: il rischio di erigere un «muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri», ricordando che indifferenza e spensieratezza non devono mai sopraffare la carità.

Un appello strategico all’Europa. Da questo estremo lembo d’Europa, il discorso si amplia alle istituzioni comunitarie. L’Unione, osserva il Papa, possiede le risorse storiche, geografiche, culturali e istituzionali per affrontare il fenomeno migratorio in modo organico, superando la logica dell’emergenza permanente. La richiesta è di varare e applicare politiche condivise attraverso un «piano strategico di lungo periodo» fondato su quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Parallelamente, è necessario lavorare con concretezza allo sviluppo globale, affinché «nessuno sia costretto a emigrare».

L’omelia si chiude con un messaggio di speranza affidato alla comunità cristiana, chiamata a non cedere alla forza, al cinismo o alla chiusura. Guardando alla Madonna di Porto Salvo come faro nelle tempeste, l’appello finale è a «non lasciarci vincere dalla paura» e a trasformare le fatiche quotidiane in opportunità, costruendo passo dopo passo quella «civiltà dell’amore» che rappresenta l’unico vero argine alla disumanizzazione.