La lettera
Il caso della naturopata al Policlinico di Catania, parla Giordana Proto: «Sono stata vittima di odio mediatico»
«Io non sono un medico, non mi sono mai professata tale, non visito e non ho mai incontrato i pazienti dell’ospedale da sola ma sempre con "medici tradizionali e ricercatori". Non ho mai fatto diagnosi né prescritto farmaci», afferma
«Su di me odio mediatico». «Nessuna categoria dovrebbe essere ridicolizzata». E ancora: «Ho chiesto di essere sentita per chiarire la mia posizione ma nessuno ha voluto ascoltarmi perché era già tutto deciso». Sono alcuni dei passaggi del primo intervento pubblico della naturopata Giordana Proto, nei giorni scorsi finita al centro di un ciclone mediatico per via del contratto stipulato con lei dal Policlinico di Catania e poi licenziata dalla stessa azienda ospedaliera universitaria per la violazione del codice di condotta.
Adesso, dopo che il suo caso è finito sulla scrivania del ministro della Salute Orazio Schillaci dopo l'intervento del Cicap (il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze fondato nel 1989 da Piero Angela) e dopo che medici di fama nazionale come Roberto Burioni e Matteo Bassetti («Non c'è nessuna evidenza scientifica che supporti la naturopatia», sottolineava, per esempio, Bassetti), e la neuroscienziata Beatrice Mautino, hanno preso posizione contro il bando del Policlinico che ricercava laureati in Scienze olistiche, è la stessa Giordana Proto a parlare, con una nota scritta spalla a spalla con gli avvocati e diffusa ai giornali.
La professionista fa sapere di avere ricevuto, il 26 giugno, la pec di «fine rapporto» dal Policlinico "Gaspare Rodolico - San Marco" del capoluogo etneo. «Io ho come obiettivo il benessere delle persone che seguo e questo è il mio unico fine. È paradossale – spiega Proto – che io riceva la risoluzione del contratto solo adesso, quando le informazioni erano già pubbliche da tempo e dopo aver iniziato una collaborazione gratuita cinque anni fa e dopo cinque mesi retribuiti». Il bando prevedeva un «compenso lordo complessivo pari a euro 14.600 annui» per un anno, «interamente finanziato con i fondi derivanti dalle sperimentazioni cliniche». Tra le attività da svolgere da contratto, sui documenti ufficiali si legge: «Ricerca, studi olistici e nutrizione naturale relativi all'area e all'ambito di studio».
L'incarico, si legge ancora nel bando pubblicato dal Policlinico nel 2021, aveva a oggetto una «collaborazione esterna di natura libero-professionale, della durata di 12 mesi, per la realizzazione di specifiche attività nell'ambito degli studi clinici condotti presso la Uoc Chirurgia vascolare e Centro trapianti e la Uosd Pediatria a indirizzo reumatologico». Secondo Proto, la risoluzione del suo contratto è figlia «di post su Facebook» e «interrompe un percorso di test che non può essere completato». Per sciogliere il contratto, il Policlinico accusa la donna di avere inviato comunicazioni non concordate con l'azienda, ledendone quindi l'immagine. Replica Proto: «Ho pubblicato un video in cui spiegavo di aver cominciato una collaborazione per assistere dei ricercatori per eventuali studi integrativi su alcune malattie croniche con l’Aou Policlinico di Catania, fatto che, per me, fino a qualche giorno fa era motivo di orgoglio».
«La scienza cresce attraverso il confronto, non attraverso la derisione. Le professioni possono essere messe in discussione ma nessuna categoria dovrebbe essere ridicolizzata», prosegue Proto, che nel suo curriculum parla anche dei dieci anni di lavoro trascorsi lavorando nell'azienda di famiglia, Imesi Italia, una delle società più note, anche oltre il livello regionale, per la produzione di kit personalizzati per sale operatorie e che, scrive, ad aprile 2025 è stata «docente nel Master di II livello in “Disfunzioni del pavimento pelvico femminile”» del dipartimento di Chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche dell'università di Catania. Master che per l'anno accademico 2025-2026 risulta essere alla seconda edizione.
«Io mi chiedo chi abbia subito il danno più grande. Nella mia Pec inviata alla direzione mi sono anche scusata per il video ma devo qui ribadire che già da cinque anni collaboravo a titolo gratuito e tutto questo era di dominio pubblico. Non riesco a immaginare come un camice ed un tesserino possano aver leso l’immagine di uno dei più importanti Policlinici italiani. Ho chiesto di essere sentita per chiarire la mia posizione ma nessuno ha voluto ascoltarmi perché era già tutto deciso». E ancora: «Io non sono un medico, non mi sono mai professata tale, non visito e non ho mai incontrato i pazienti dell’ospedale da sola ma sempre con ‘medici tradizionali e ricercatori’. Non ho mai fatto diagnosi né prescritto farmaci».
Come sottolineato dal Cicap nella lettera il ministro Schillaci, «il piano di studi pubblicato da LinkCampus comprende, tra gli altri, insegnamenti di iridologia, naturopatia quantica, oligoterapia carmica, riflessologia planetare (sic!) e aromoterapia tibetana. Si tratta di approcci che nascono da presupposti teorici incompatibili con lo stato dell’arte delle conoscenze mediche, non sono supportati da evidenze scientifiche adeguate e non rientrano nella formazione sanitaria universitaria italiana».


