San Pietro Clarenza
Da estorsione a esercizio arbitrario: scattano tre condanne
La Corte d'Appello ha riqualificato il reato. La storia è quella della busta consegnata nella macelleria del santapaoliano
La Corte d’Appello ha riqualificato il reato: da estorsione ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni con l’aggravante mafiosa. Questo vuol dire riscrivere un processo che ora si è concluso - nel filone di secondo grado - con la riforma, al ribasso, delle tre condanne.
Ma prima di andare nel dettaglio della sentenza della Corte d’Appello riavvolgiamo il nastro.
Tre anni fa, i carabinieri hanno eseguito degli arresti in flagranza a San Pietro Clarenza: alla macelleria di Orazio Santonocito era stata consegnata una busta con 800 euro considerata una tranche del pagamento di un debito che Daniele Notarrigo, presidente dell’Acireale Calcio per pochi mesi nel 2017, avrebbe preteso dalla vittima.
Notarrigo si sarebbe rivolto a Santonocito, che è un uomo di peso del clan Santapaola-Ercolano (è coinvolto nell’inchiesta antimafia Old Horse), per ottenere dall’ex socio, seppur solo di fatto, la parte di soldi di una cartella esattoriale di 40mila euro ricevuta dall’Erario per la gestione della squadra calcistica. Per il gup era stata estorsione e aveva condannato i tre, per i giudici di secondo grado invece è esercizio arbitrario. Notarrigo, difeso dagli avvocati Massimo Ferrante e Salvatore Catania Milluzzo, è stato condannato a 8 mesi, come Alfio Caruso. Santonocito invece a 1 anno. Per il resto il verdetto è stato confermato. La vittima, che si era costituita parte civile, è stata accompagnata nel percorso dall’Associazione Libera Impresa. «Siamo delusi, ma le sentenze si rispettano», è il commento, con un pizzico di amarezza, del presidente Rosario Cunsolo.