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la reazione

Il carcere di Enna devastato dai detenuti, l'atto d'accusa del sindacato sulla gestione «grave, inadeguata e incomprensibile»

Dopo la rivolta il lavoro tra la devastazione, il Sappe denuncia l'alto rischio per la sicurezza degli agenti della PolPen

05 Luglio 2026, 11:45

11:50

Carcere di Enna, violenta protesta dei detenuti: da giorni telefonate bloccate, stamattina scoppia la rivolta

A ventiquattr’ore dalla violenta insurrezione che ha messo in ginocchio la Casa circondariale “Luigi Bodenza” di Enna, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria accusa il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria di una gestione dell’emergenza “grave, inadeguata e incomprensibile”.

“Quanto sta accadendo ad Enna è semplicemente sconcertante”, denuncia Giuseppe Cicero, segretario provinciale del Sappe.

Interi padiglioni sono stati devastati dalla furia dei detenuti. Locali distrutti, impianti compromessi, sezioni rese inservibili. Eppure, invece di alleggerire immediatamente la pressione detentiva trasferendo i facinorosi ed egli altri ristretti verso istituti idonei, si è deciso di lasciare tutto sostanzialmente immutato, impartendo alla Direzione la disposizione di ripristinare ‘il possibile’. È una scelta che lascia increduli”.

“La realtà,” prosegue Cicero, “è che si stanno trasferendo detenuti dal piano terra al terzo piano, anch’esso gravemente danneggiato dalla rivolta. I poliziotti penitenziari lavorano senza una postazione di servizio, in mezzo ai corridoi devastati, tra calcinacci, impianti lesionati e cavi elettrici volanti. Sono condizioni indegne di uno Stato civile e assolutamente incompatibili con qualsiasi criterio di sicurezza sui luoghi di lavoro”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “la rivolta di Enna non si è conclusa quando sono cessate le violenze. Sta continuando oggi, perché a pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa sono ancora una volta gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, costretti ad operare in una struttura gravemente compromessa”.

“Non comprendiamo – afferma Capece – come il Provveditorato regionale possa ritenere accettabile mantenere operativo un istituto devastato invece di assumere il solo provvedimento ragionevole: disporre l’immediato sfollamento dei reparti danneggiati, trasferire i detenuti e consentire il completo ripristino delle condizioni di sicurezza. Si è preferito, invece, scaricare ancora una volta tutto il peso dell’emergenza sulle spalle del personale, come se il sacrificio della Polizia Penitenziaria potesse supplire all’assenza di decisioni".

“È un modo di amministrare le emergenze che mortifica il Corpo, demoralizza gli operatori e mette seriamente a rischio l’incolumità di chi indossa ogni giorno l’uniforme dello Stato".

Il Sappe parla apertamente di un segnale devastante inviato agli uomini e alle donne della Polizia penitenziaria. “Dopo avere fronteggiato una delle più gravi rivolte degli ultimi anni,” osserva Cicero, “i colleghi si aspettavano di vedere lo Stato reagire con fermezza. Invece assistono all’esatto contrario: sezioni devastate che continuano ad essere utilizzate, agenti costretti a lavorare in condizioni proibitive e una gestione dell’emergenza che sembra ignorare la reale portata dei danni. È inevitabile che il personale si senta abbandonato”.

Capece rincara: “Il Sappe non può accettare che il senso del dovere dei poliziotti penitenziari venga sistematicamente scambiato per una risorsa inesauribile. La professionalità del Corpo ha evitato conseguenze ancora più gravi durante la rivolta, ma non può diventare l’alibi dietro cui nascondere l’assenza di decisioni coraggiose. La sicurezza degli istituti penitenziari si garantisce con atti concreti, non con soluzioni di fortuna”.

Il sindacato sollecita il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a intervenire con urgenza per ristabilire la legalità gestionale nell’istituto ennese, trasferire i ristretti necessari al completo ripristino delle sezioni devastate e garantire al personale condizioni di lavoro sicure e pienamente operative. “Se qualcuno pensa che sia normale amministrazione far prestare servizio ai poliziotti tra macerie, muri devastati e impianti danneggiati,” conclude Capece, “commette un errore gravissimo. Il Sappe non assisterà in silenzio a questa deriva. Chi continua a sottovalutare la gravità della situazione si assume una responsabilità enorme nei confronti della sicurezza del personale, dell’ordine interno e della credibilità stessa dell’Amministrazione Penitenziaria. I poliziotti penitenziari meritano rispetto, decisioni tempestive e dirigenti capaci di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, non l’ennesima dimostrazione di immobilismo davanti a una delle più gravi emergenze che abbiano colpito il carcere di Enna”.