L'inviato
L'eredità di Papa Leone e l'estate d'oro di Lampedusa: sull'isola il tutto esaurito (o quasi) e un boom turistico che è già record
Spente le telecamere sulla visita del Pontefice, si torna a parlare di numeri: a giugno +35%. E prima di ferragosto arriva il nuovo traghetto Costanza I
Sul lungomare del Porto Nuovo, in via Roma, nelle calette di Lampedusa che brulicano di turisti e di bagnanti, la visita di Papa Leone è già stata archiviata. Questo è del resto un posto dove le parole del Pontefice sono scolpite nelle mani e nei visi dei pescatori e degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine che da anni, salvano e soccorrono i disperati che provano la traversata del Mediterraneo. Il messaggio di Leone è per la terra che sta al di sopra del Canale di Sicilia, da Roma a Bruxelles perché i morti sono il frutto di «decisioni sbagliate e decisioni omesse».
Ripartito Leone dunque l’isola torna a essere frontiera, aspettando il prossimo sbarco ma soprattutto godendosi quello che è un vero e proprio boom turistico. Il paradosso è che diventare simbolo di un fenomeno epocale come quello dell’immigrazione ha fatto sì che Lampedusa fosse conosciuta in tutto il mondo. E basta fare – nell’epoca del web superveloce – una ricerca per vedere migliaia di link e foto che mostrano un’isola del Mediterraneo che pare un’isola dei Caraibi.
Il boom economico del 2026 è sbalorditivo: i dati della Ast Aeroservizi hanno registrato a giugno un +18,76% di voli e la cifra record di 61.562 passeggeri transitati sull'isola (nel 2025 erano stati poco più di 45mila) con un eccezionale +35%, a dimostrazione di una stagione turistica d’oro. Provate a prenotare, sempre via web, un hotel, un b&b, una casa, un tetto: non c’è più un posto o quasi, a meno che non vogliate passare una settimana su un caicco a 500 euro a notte.
Insomma la vita lampedusana va avanti, le transenne sono sparite ai lati delle strade percorse dal Papa ed è rimasto almeno l’asfalto nuovo che nei nostri centri urbani è già un lusso, figurarsi su un’isola che “brulica” solo nella lunga estate para africana (Lampedusa è più a sud di gran parte del Maghreb). Restano i lavori a Cala Pisana e Molo Favaloro, anzi al Molo Papa Francesco, dopo i disastri del ciclone Harry e i 760mila euro stanziati per la ricostruzione del campanile della Chiesa Madre San Gerlando, abbattuto negli anni Ottanta perché pericolante e mai più restituito ai fedeli. La Regione ci ha messo 3,4 milioni.
Non solo: il porto ha accolto le prove tecniche del nuovo traghetto “Costanza I di Sicilia”, un bestione da 14.500 tonnellate costato 130 milioni di euro, che dai primi di agosto garantirà il trasporto di mille passeggeri e 200 auto da Porto Empedocle alle Pelagie. Certo qualche voce fuori dal coro c’è come hanno testimoniato i cartelli degli attivisti (“Gesù è stato il primo migrante”) che durante la messa denunciavano quella che - a loro dire - è stata una militarizzazione dell’hotspot di contrada Imbriacola per via del nuovo patto europeo. Un allarme ridimensionato dal sindaco Filippo Mannino, che ha ricordato come nel centro vi siano appena 136 ospiti e rifiutando l’ombra di un’isola-fortezza.
Pure chi scrive è entrato dentro l’hotspot: la sensazione è stata di ordine, pulizia e serenità negli occhi degli ormai pochi ospiti. Certo, le misure di sicurezza sono di livello alto, ma “militarizzazione” forse non è la parola migliore per descrivere cosa succede là dentro. Lampedusa insomma si è svegliata così: con un campanile da ricostruire, una super-nave all’orizzonte e migliaia di turisti in arrivo. Sempre e per sempre, l’ultimo faro prima del mare aperto.
