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l'intervento

Raspanti (Cesi): «La nostra Sicilia fecondi un’Europa stanca»

Il vescovo di Acireale e presidente della conferenza episcopale siciliana ha tracciato un bilancio dopo la visita a Lampedusa di Papa Leone

06 Luglio 2026, 12:43

Raspanti (Cesi): «La nostra Sicilia fecondi un’Europa stanca»

All’indomani della storica visita di Papa Leone a Lampedusa, la Chiesa siciliana riflette sul messaggio lasciato dal Pontefice in una terra da decenni crocevia di speranze e di tragedie.

A tracciare un bilancio di questi giorni così carichi di emozione e responsabilità è stato monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana (Cesi).

«Il Papa è andato appena via – ha detto Antonino Raspantiuna visita intensissima, profonda perché intense e profonde sono le situazioni, le storie che qui si vivono giorno dopo giorno ormai da alcuni decenni».

La Sicilia, ha sottolineato il presule, rappresenta una vera e propria «terra limite». Su queste coste approdano da anni centinaia di migliaia di persone in fuga verso l’Europa: «Alcune ce la fanno, altre non ce la fanno, come sappiamo», ricorda con amarezza il presidente della Cesi.

Papa Leone ha voluto elogiare apertamente «la generosità, l’accoglienza, la compassione degli abitanti di Lampedusa» e di tutte le coste siciliane. Raspanti ha sottolineato come Papa Leone abbia utilizzato la figura evangelica del Buon Samaritano per descrivere chi decide di «fermarsi, di cambiare programma e di prendersi cura di quel povero malcapitato» lungo la dolorosa rotta umana che porta a Lampedusa e in Sicilia.

Il messaggio del Papa – come rileva il vescovo di Acireale – è stato anche un forte richiamo contro l’indifferenza delle nazioni e le «gravi mancanze» di chi omette di agire. Se da un lato le Chiese siciliane si sentono sostenute per essersi chinate a curare «le ferite di migliaia, migliaia, migliaia di uomini, donne e bambini, anziani», dall’altro c’è il dovere di superare i timori, che è la vera emergenza dei nostri giorni. Raspanti non nasconde infatti le fragilità comuni: «Forse tanti di noi, forse troppi, in alcuni momenti ci giriamo d’altra parte, diciamo che non ci riguarda, abbiamo i pregiudizi, abbiamo paure, ma non è possibile».

L’auspicio di monsignor Antonino Raspanti è che, «attraverso la testimonianza dei nostri fedeli, di tutti noi siciliani, questi germi possano rifecondare una Europa che appare stanca, che appare distratta, che appare poco fiduciosa in se stessa» e spesso divisa. La visita del Papa lascia dunque un’importante missione spirituale e civile: chiedere la forza e «il coraggio di operare sempre scelte evangeliche secondo il cuore di Cristo».