lo scisma
Chi sono i lefebvriani di Sicilia? Dalla scomunica al legame tra Rimini e l'isola per la messa "tradizionalista"
Viaggio nella galassia dei seguaci dall'arcivescovo francese Lefebvre guidata dal riminese Pagliarani. Quattro sacerdoti fanno la spola con l'isola per garantire i sacramenti in rito antico
Il 1° luglio 2026 ha aperto una nuova e profonda frattura nella storia della Chiesa cattolica. A Écône, in Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il necessario mandato del Pontefice. Un gesto che, secondo il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha comportato l’immediata e automatica scomunica per scisma, rendendo illecita l’amministrazione dei sacramenti e, per gli aderenti al movimento, non validi matrimonio e penitenza.
Ma chi sono i lefebvriani e come si articola la loro presenza in Italia, in particolare in Sicilia?
La Fraternità fu istituita nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre con l’intento di preservare la Messa tridentina in latino, ponendosi in netto contrasto con le riforme del Concilio Vaticano II, soprattutto su temi quali l’ecumenismo, la libertà religiosa e il dialogo interreligioso.
Il rapporto con Roma è stato fin dall’inizio segnato da forti tensioni, fino a culminare nel 1988 con una prima scomunica — poi revocata nel 2009 da papa Benedetto XVI — per un’analoga consacrazione episcopale giudicata illecita.
Oggi la guida mondiale dell’istituto è affidata a un italiano: don Davide Pagliarani, riminese, eletto Superiore Generale nel 2018 per un mandato di dodici anni.
Ed è proprio Rimini a costituire un perno operativo per le attività e l’assistenza spirituale della comunità in diverse regioni del Paese, fin nel profondo Sud.
Nel priorato riminese, ricavato in un ex capannone artigianale un tempo adibito alla lavorazione del cuoio, vivono quattro sacerdoti che operano su un territorio vastissimo: non solo in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, ma anche oltre lo Stretto.
In Sicilia, la compagine tradizionalista legata alla Fraternità San Pio X, pur priva di presenze stabili in priorati locali, non è lasciata senza accompagnamento pastorale.
Per garantire continuità ai fedeli dell’isola, una volta al mese i sacerdoti partono in aereo da Rimini per celebrare la Messa rigorosamente in latino secondo il rito antico.
Un vero e proprio “pendolarismo della fede” che testimonia la determinazione organizzativa del gruppo, deciso a non abbandonare i propri fedeli nonostante le distanze e le recenti sanzioni canoniche.
Malgrado la durissima presa di posizione del Vaticano per i fatti del luglio 2026, i lefebvriani respingono l’accusa di voler provocare una lacerazione insanabile.
Don Ludovico Sentagne, priore della comunità di Rimini, chiarisce: “Non vogliamo assolutamente lo scisma. Accettiamo l’autorità del Papa, ma non accettiamo i cambiamenti dottrinali”.
Rifiutata l’etichetta di “Chiesa parallela”, la Fraternità interpreta l’attuale fase come una tempesta da attraversare con fermezza: “Aspettiamo che l’uragano passi. Intanto continuiamo per la nostra strada”.
Una strada che, almeno una volta al mese, li conduce a salire su un volo diretto in Sicilia.