l'inchiesta
Delitto Mattarella, nessuna traccia di Dna sull’impronta: nuovo stop alle indagini sugli esecutori
Un nuovo tentativo con la genetica forense non ha estratto profili dall'impronta sulla Fiat 127
Un nuovo tentativo di fare luce sull'omicidio di Piersanti Mattarella, ex presidente della Regione Siciliana assassinato il 6 gennaio 1980, non ha prodotto i risultati sperati. Gli accertamenti scientifici sull'impronta trovata sull'auto utilizzata dal commando per la fuga non hanno infatti consentito di estrarre profili genetici utili.
La conferma è arrivata nel corso di un incidente probatorio svolto davanti al giudice per le indagini preliminari di Palermo, durante il quale i periti nominati dal tribunale hanno illustrato gli esiti delle analisi.
L'impronta sulla 127 del commando
Il reperto al centro dell'accertamento è un'impronta rinvenuta sullo sportello della Fiat 127 utilizzata dai killer dopo l'agguato avvenuto a Palermo la mattina dell'Epifania del 1980.
Secondo quanto riferito dagli esperti, la nuova perizia condotta con tecnologie genetiche più avanzate non ha consentito di ottenere risultati: il materiale biologico presente sul reperto è stato giudicato non idoneo per l'estrazione del DNA.
L'impronta era stata isolata subito dopo il delitto, ma all'epoca ritenuta non utilizzabile per analisi genetiche, che oggi, invece, rappresentano uno degli strumenti principali delle indagini scientifiche.
Le nuove indagini riaperte con le moderne tecnologie
La riapertura del fascicolo sul delitto Mattarella ha portato la magistratura a tentare nuove verifiche sul materiale rimasto, alla luce dei progressi della genetica forense.
L'obiettivo era stabilire se sul reperto potessero essere rimaste tracce biologiche riconducibili agli esecutori materiali dell'omicidio. Gli accertamenti si sono concentrati anche su due indagati individuati dalla Procura di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia: i boss Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese.
Tuttavia, le analisi non hanno prodotto elementi utili per confermare o smentire le ipotesi investigative.
Il lavoro dei periti
L'incidente probatorio ha affidato gli accertamenti a un team di esperti del Forensic Genetic Unit dell'ospedale Careggi di Firenze, con la partecipazione del genetista Ugo Ricci, della docente Elena Carra dell'Università di Palermo e del professore Carlo Previderè dell'Università di Pavia.
Gli specialisti hanno lavorato su incarico del giudice con l'obiettivo di verificare la possibilità di estrarre materiale genetico da un reperto rimasto per oltre quarant'anni negli archivi giudiziari.
Un delitto ancora senza esecutori accertati
L'omicidio di Piersanti Mattarella resta uno dei casi più complessi della storia giudiziaria italiana. Se i mandanti sono stati individuati e condannati tra i vertici di Cosa Nostra, gli esecutori materiali non sono mai stati identificati in via definitiva.
Tra i condannati come mandanti figurano boss storici della mafia siciliana come Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci.
Nonostante le numerose indagini e le riaperture investigative, il profilo di chi materialmente aprì il fuoco contro il politico democristiano resta ancora oggi avvolto nel mistero.